Ultimo aggiornamento  26 ottobre 2020 22:55

Bmw M1 ProCar 1980, la tedesca da 470 cavalli.

Elisa Malomo ·

La Rm Sotheby's, in occasione di un'asta online, ha venduto al miglior offerente, vale a dire nessuna offerta minima e nessun prezzo di riserva, una Bmw M1 ProCar del 1980: numero telaio 1195 e 36esimo esemplare dei 54 totali prodotti. Il valore della vendita non è stato reso noto ma quello dell'auto sarà sicuramente conosciuto da chiunque abbia avuto la fortuna di vedere la tedesca sfrecciare sui massimi circuiti europei sul finire degli anni settanta.

Il modello in questione, a circa quarant'anni dall'esordio su pista, è stato completamente restaurato dall'azienda canadese, dotato di una livrea rossa con banda verniciata di bianco e azzurro e di un propulsore in grado di erogare 470 cavalli, scatenati l'ultima volta in occasione nella Le Mans Classic del 2010.

Campionato monomarca

La formula “ProCar” deriva dalla serie Production Car, il campionato monomarca ideato dall'ex pilota e fondatore del reparto corse Bmw Jochen Neerpasch e presentato nel 1978 dopo aver coinvolto personaggi del calibro di Max Mosley che al tempo non era ancora presidente della Fia (Fédération Internationale de l'Automobile).

Il campionato viene disputato solo nel biennio 1979-1980. Nonostante abbia avuto vita breve, l'iniziativa è rimasta nella storia del motorsport. Il motivo? Veniva disputata sui maggiori tracciati d'Europa, subito dopo le prove ufficiali di Formula 1 e a contendersi il titolo c'erano i cinque piloti più veloci durante le prove libere del sabato, e altri provenienti dal Campionato Mondiale Sport Prototipi e il Campionato Europeo Turismo. La due edizioni furono vinte da due campioni: Niki Lauda nel 1979, prima di ritirarsi fino al 1982, e l'anno successivo da Nelson Piquet che nel 1983 vinse il titolo mondiale al volante di una Brabham con propulsore Bmw.

In un confronto alla pari, tutti gareggiavano con la stessa tipologia di vettura che montava un motore Bmw M88/1 con 6 cilindri in linea capace di accelerare da 0 a 100 in 4,3 secondi e superare i 300 chilometri orari.

M1, dalle Olimpiadi del '72 a Italdesign

La ProCar deriva dall'alter ego sportivo della M1 stradale, una delle auto più celebri della storia di Bmw sviluppata nell'arco di circa un decennio. Tutto inizia dalle Olimpiadi di Monaco del 1972 quando i riflettori sono puntati sulla Bmw E25 Turbo, una concept ispirata dalla nota forma a cuneo delle sportive italiane degli anni '70: motore posteriore centrale 2.0, 200 cavalli e cambio manuale a 4 rapporti.

Ma solo qualche anno più tardi il progetto viene ripreso per dar vita a quella che sarebbe diventata la M1: la motorizzazione viene affidata alla divisione sportiva Bmw Motorsport mentre l'assemblaggio, prima commissionato a Lamborghini, passò poi nelle mani – anzi, negli stabilimenti – di Italdesign di Giorgetto Giugiaro che si era occupato personalmente del design in fibra di vetro della carrozzeria.

L'M1 prendeva così forma: tra il 1978 ed il 1981 ne furono realizzati 456 esemplari, di cui 400 stradali e 56 da corsa.

La M1 secondo Andy Warhol

Dalla pista al museo. Nel 1979, nell’ambito di un progetto denominato “Art Car Project”, la M1 finì nella mani dell'artista esponente della pop-art Andy Warhol che, in soli 24 minuti, la trasformò in una tela d'autore dove l'effetto delle pennellate di colore riproducevano la natura da velocista della supercar tedesca.

“Ho cercato di rappresentare lo spirito della velocità – aveva dichiarato Warhol - quando un’auto va così veloce, linee e colori si mischiano e si confondono”.

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