Ultimo aggiornamento  05 agosto 2020 21:32

Come de Meo ha riportato Alonso in Renault.

Umberto Zapelloni ·

Se decidi di ingaggiare Fernando Alonso significa che hai intenzioni serie. La Renault ha scelto il pilota spagnolo per rimpiazzare per il 2021 e il 2022 Ricciardo, in fuga verso la McLaren, e la notizia nella notizia è che questo ingaggio è il primo atto ufficiale della gestione Luca de Meo, ceo del gruppo Renault dall’1 luglio. Un atto che ha un significato solo: Renault vuole fare sul serio. Perché se vuoi vivacchiare non ti porti in casa un personaggino come Fernando, uno capace di dire in mondo visione in diretta tv che gli  è stato dato “un motore da Formula 2”, alla Honda se lo ricordano bene.

Due mondiali

La notizia ha fatto tirare un sospiro di sollievo a tutta la Formula 1 perché vuol dire che la Régie non solo ha deciso di restare nel Mondiale, ma che ha deciso di cambiare marcia e tentare una volta per tutte di tornare a recitare da protagonista. Fernando con la Renault ha vinto i suoi due Mondiali alla metà degli anni Duemila. Era una Renault guidata da un italiano, Flavio Briatore. Oggi torna a casa quando alla guida di tutta la Renault e non solo del team di F1 c’è un altro italiano, Luca De Meo, il nuovo ceo, tornato a casa anche lui dopo esser cresciuto professionalmente in Fiat e nel gruppo Volkswagen dove era arrivato ad essere il numero uno di Seat.

Una colazione romana

Il nome di Alonso era comparso qualche mese fa in una colazione romana tra il futuro numero uno della Renault e il precedente numero uno della Fiat, oltre che della Ferrari, Montezemolo. Il quale con Alonso aveva sfiorato due mondiali: a de Meo pare gli abbia raccontato quanto era bravo Fernando in pista, soprattutto in gara dove gli ricordava Schumacher, ma anche ripetuto una frase che qualche tempo fa aveva mandato su tutte le furie lo spagnolo: “Alonso quando vince è felice. Quando non vince il problema è la squadra”. E se de Meo alla fine ha accettato di prendersi Alonso in Renault è perché appunto vuole fare sul serio.

"Non conta la carta d'identità"

Alonso, campione del mondo nel 2005 e 2006, ha corso 312 gran premi, vincendo 32 volte e salendo sul podio in 97 occasioni. Ai tempi del suo primo Mondiale era stato il campione più giovane della storia della F1 a 24 anni,1 mese e 27 giorni, record che poi gli fu sottratto da Hamilton e da Vettel. Non riuscirà a diventare il vincitore più vecchio della storia, record che è di Luigi Fagioli, vincitore a oltre 53 anni nel 1951 in Francia, ma starà in pista come minimo fino a 41 anni. A chi gli ha chiesto se non si sentisse troppo vecchio a sfidare dei ragazzini terribili di 20 anni ha risposto: “Non conta la carta d’identità, ma la velocità”. Insomma, ha fatto subito capire di non essere tornato per giocare. È davvero convinto, grazie alle nuove regole 2022, di poter fare la differenza.

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