Ultimo aggiornamento  30 novembre 2020 15:34

Il "socio ACI" di Ennio Morricone.

Giuseppe Cesaro ·

Ennio Morricone, deceduto oggi all'età di 91 anni, era la sua musica e molta della grande musica era firmata da lui. Conosciuta e amata in tutto il mondo, fatta di intuizioni melodiche e di una raffinatezza di costruzione armonica, straordinarie e riconoscibilissime. Anche le orecchie meno preparate, infatti, appena le note di Morricone emergono a vivificare immagini e dialoghi, la riconoscono immediatamente. Nessuna pagina scritta – nemmeno un florilegio delle sue migliori partiture – potrebbe mai avvicinarsi all’incanto di quelle sonorità. L’invito della redazione de l’Automobile, dunque, non può che essere quello di cercare una delle sue composizioni e ascoltarle, con il tempo, il silenzio, l’attenzione e la disposizione d’animo che la grande musica richiede. Di più e di meglio non si può.

Una vita in musica 

Quando John Lennon morì, il Times gli dedicò la copertina, titolando “When the Music Died”. Non so se accadrà anche con Morricone che, indubbiamente, lo meriterebbe. In questo caso, il titolo potrebbe essere “When the Soundtrack Died”: quando morì la colonna sonora. Sarebbe, però, un titolo riduttivo. Ennio Morricone, infatti, non era soltanto uno dei più grandi autori di colonne sonore. Era, soprattutto, uno dei più grandi musicisti degli ultimi cento anni.

Compositore, arrangiatore, direttore d’orchestra che ha spaziato tra i diversi linguaggi musicali come pochissimi hanno saputo fare: lavori per orchestra (4), per solisti e orchestra (9), un’Opera, composizioni di musica vocale e orchestra (19, tra le quali una messa per Papa Francesco), opere per Coro (7), per voce sola (8), composizioni di musica da camera (28), per fiati (4), per Ensemble (3), brani di “musica leggera” (26, tra i quali “Se telefonando” per Mina e “La ballata di Sacco e Vanzetti” per Joan Baez) e una trentina di arrangiamenti per altrettante canzoni (tra queste: “Il barattolo”, “Il Capello”, “Pinne fucile ed occhiali”, “Guarda come dondolo”, “Abbronzatissima”, “Sapore di sale”, “C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”).

Artista per il cinema

E, naturalmente, le sue colonne sonore: 433 in 55 anni di attività (esordì nel 1961 con “Il Federale” di Luciano Salce), all’impressionante media di quasi 8 colonne sonore l’anno, lavorando per alcuni tra i più grandi registi di cinema e tv, come Almodóvar, Argento, Bellocchio, Bertolucci, Bolognini, Brass, Buñuel, Carpenter, Cavani, Comencini, De Palma, Faenza, Ferreri, Giordana, Leone, Levinson, Lizzani, Monicelli, Olmi, Paolo e Vittorio Taviani, Pasolini, Patroni Griffi, Petri, Polanski, Pontecorvo, Rosi, Scola, Siegel, Stone, Tarantino, Tornatore, Verdone, von Trotta, Wertmüller, Young, Zampa, Zeffirelli. 

Nemmeno l’interminabile lista di premi ricevuti (10 Nastri d’Argento, 10 David di Donatello - su 16 candidature, 6 BAFTA, 3 Golden Globe – su 8 candidature) gli rende giustizia. Ferisce, poi, l’unico Oscar (su 7 nomination), arrivato solo nel 2016 per “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino, dopo la standing ovation in occasione dell’Oscar onorario, con il quale, nel 2007, tutta Hollywood gli aveva, finalmente, tributato quell’onore che troppe volte l’Academy gli aveva (ingiustamente) negato.

A quattro ruote 

L’Automobile lo ricorda per aver dato la musica ad alcune pellicole nelle quali l’auto recita brillanti ruoli da “attrice non protagonista”. Tra questi, la Fiat Seicento de “I motorizzati” (commedia del 1962, diretta da Camillo Mastrocinque), che si rivelerà una vera e propria ossessione per il geometra Mario Bianchi (Nino Manfredi) - fortunato vincitore di una lotteria il cui premio era, appunto, una 600. Accanto a Manfredi, un cast d’eccezione, del quale fanno parte, tra gli altri, mostri sacri come Ugo Tognazzi, Franca Valeri, Gianni Agus, Aroldo Tieri, Walter Chiari, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Tra i co-protagonisti, un “certo” Mario Brega (all’ottava delle sue 72 prove d’attore), che ritroveremo, nella parte “cult” di “er Principe”, in “Bianco, rosso e Verdone” (1981), uno dei più esilaranti road movie italiani, firmato e interpretato da Carlo Verdone. Le musiche che accompagnano le disavventure del weekend elettorale di Furio (marito, padre e automobilista pignolo e logorroico oltre ogni limite: “socio ACI: numero di tessera 917655 barra UT, come Udine Torino”) e della sua 131 giardinetta bianca, di Mimmo (goffo, ingenuo e imbranato anche se premuroso con nonna Teresa – Elena “Sora Lella” Fabrizi) e Pasquale - emigrato in Germania che torna in Italia per votare, a bordo della sua Alfasud Rossa, ricevendo un’accoglienza che non si può certo definire calorosa – sono, appunto, firmate da Morricone.

Prima, durante e dopo, pagine e pagine di musica straordinaria e indimenticabile, che continueranno a farci ascoltare una delle voci più alte ed emozionanti che il genio italiano abbia regalato al nostro tempo.

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