Ultimo aggiornamento  29 ottobre 2020 21:01

Le 10 auto “born in the Usa”.

Elisa Malomo ·

Il 4 luglio negli Stati Uniti si festeggia il Giorno dell'Indipendenza, la festa nazionale che celebra la nascita del Paese: nel 1776, in questo stesso giorno, le tredici colonie americane proclamano l’eliminazione di ogni vincolo di dipendenza politica dalla Gran Bretagna. Il primo passo prima di diventare, 244 anni più tardi, la patria dell'economia e del progresso tecnologico.

Uno dei settori che hanno contribuito alla scalata da potenza mondiale è stato proprio quello dell'automotive che nei primi del Novecento, circa venti anni dopo l'invenzione della Motorwagen (1886) per opera del tedesco Karl Benz, prende subito piede costituendo il tessuto economico di una realtà in forte espansione. I numeri parlano chiaro: nel 1908 le case automobilistiche del Paese raggiungono quota 253 e, solo cinque anni più tardi, l'80% di tutte le auto prodotte su scala globale sono costruite negli Usa.

Secondo la rivista specializzata Motortrend, sono 10 le auto americane che hanno avuto una forte influenza sulla cultura statunitense, rivoluzionando il modo di vedere ed esplorare il mondo.

Le antenate Ford

A fare da apripista c'è la Ford Model T, la prima vettura della storia costruita in grande serie su una catena di montaggio dal 1908 al 1927 in più di 15 milioni di esemplari. Seguirà, tra le icone, la Ford Model 18 del 1932, un'icona vissuta per oltre ottanta anni. Si tratta del primo veicolo di massa equipaggiato con un motore V8, apprezzato per le sue prestazioni e per aver dato vita al movimento delle “hot rod”, veicoli di grande potenza.

Gli anni '30

Nel pieno della Grande Depressione prende forma la Duesenberg Model SJ, “l'equivalente degli anni '30 di una Bugatti Veyron”, si legge su Motortrend. Con il suo propulsore a otto cilindri sovralimentati, nel 1934, partecipa alla corsa sulle Bonneville Salt Flats (Utah) con una media di circa 220 chilometri orari che in quegli anni sono un vero successo ingegneristico.

Impossibile parlare di storia e non citare la Jeep  Willys del 1940, dove l'acronimo deriva dalla pronuncia della formula militare General Purpose Vehicle (veicolo per uso generale). Dotato di ruote alte e una meccanica adatta all'uso in terreni difficili, era utilizzato come mezzo da ricognizione e collegamento dall'esercito statunitense per poi diventare un simbolo (civile) del marchio, arrivata ai giorni nostri con nome di Wrangler. 

Il motore del sogno americano

Verso la fine degli anni '40 nascono altri due simboli americani per eccellenza, il rock'n'roll e l'Oldsmobile Rocket 88, la berlina più veloce che si potesse comprare all'epoca equipaggiata con il motore Rocket V8 da 135 cavalli. Viene considerata la prima muscle car americana e da subito si distingue nelle corse di auto di serie nel 1951 e anche sul grande schermo con la partecipazione a importanti pellicole cinematografiche.

I nuovi segmenti

Ma il vero “sogno americano” viaggia a bordo di due auto: la Chevrolet Corvette, che debutta nel 1953 raggiungendo il massimo splendore con le C2 Sting Ray progettate da Bill Mitchell, e più tardi (1964) la Ford Mustang, la prima pony car progettata da Lee Iacocca, destinata alle nuove generazioni e con oltre 1 milione di esemplari venduti nei primi 18 mesi di produzione.

Successivamente, ancora Ford dà vita alla GT40 che nel 1966 avrebbe tagliato per prima il traguardo in occasione della 24 ore di Le Mans, lasciandosi alle spalle la Ferrari.

Vent'anni più tardi, nel 1984, Lee Iacocca e Hal Sperlich creano un nuovo segmento con la Dodge Caravan, veicolo spazioso e confortevole ideato per la famiglia. La madre di tutte le monovolume. 

Che si tratti di una potente muscle car o di una monovolume o di fuoristrada, l'America a quattro ruote fa parlare ancora di sé nel mondo. E oggi il merito maggiore può andare a Tesla, costruttore di auto elettriche, a partire dalla sua grande berlina Model S. 

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