Ultimo aggiornamento  06 agosto 2020 03:28

Uber prende il bus.

Paolo Borgognone ·

Finora l’utilizzo per gli spostamenti di taxi privati prenotati via app – il ride hailing – ha quasi sempre rappresentato un'alternativa all’uso dei mezzi pubblici. Ma, complice anche la pandemia che sta rivoluzionando il modo di concepire gli spostamenti in tutto il mondo, le cose stanno cambiando. Uber, il più importante fornitore mondiale di taxi privati, sta progressivamente avvicinandosi alle aziende di trasporto pubblico, offrendo loro le proprie competenze e il software, collaborando per la nascita di nuovi servizi e mostrando sulla propria applicazione anche l’opzione dei mezzi pubblici.

L’ultimo esempio è quello della contea di Marin, in California (per intenderci quella che si trova sull’altra sponda del celebre Golden Gate a San Francisco): qui attraverso l’app di Uber si potrà d’ora in poi organizzare anche un trasferimento on demand su un mezzo pubblico condiviso dedicato e dotato anche di scivoli per le carrozzine.

E’ solo l’ultimo degli esempi del nuovo patto di collaborazione tra società di ride hailing e fornitori di servizi: sono oltre 120 gli accordi di questo genere - che sfruttano le conoscenze tecniche e l'esperienza di Uber - già stipulati nelle grandi e medie città degli Usa, da Salt Lake City, Utah a St. Louis, Missouri fino a Jersey City nel New Jersey. Secondo David Reich, responsabile del trasporto pubblico di Uber, “fornire software è un servizio a margine più elevato per noi. Stiamo sfruttando la tecnologia che costruiamo da anni“.

Linee dedicate a prezzi più bassi

Per questo, in particolare nel momento della ripartenza dopo il “lockdown” per il coronavirus, la società californiana sarebbe in trattative con agenzie di tutto il mondo, a caccia di risparmi sui costi e nuove opportunità commerciali, con molte città che pianificano di espandere o implementare permanentemente servizi su richiesta gestiti o alimentati da compagnie esterne così da affiancarle alla tradizionale rete di mezzi pubblici.

Tra gli obiettivi di questa politica la riduzione dei costi, un migliore approccio agli spostamenti verso i luoghi di lavoro e l’incentivazione ad abbandonare l’auto privata. La creazione di rotte “on demand”, poi, potrebbe consentire la concentrazione dei mezzi su quelle più trafficate e redditizie, maggiormente in linea con le necessità di residenti e pendolari.

Gli esempi negli Usa 

Sono già diversi – come abbiamo visto - negli Usa gli esempi di collaborazione tra le società di ride hailing e le amministrazioni locali. Nella contea di Date County a Miami – in Florida – il comune ha sostituito gli autobus tradizionali, deserti durante la pandemia, visto un calo dei passeggeri anche dell’80%, con offerte su richiesta e prevede di offrire l'opzione in modo permanente nell'ambito di un più ampio programma di ristrutturazione delle linee di autobus.

I passeggeri a Denver e Las Vegas possono acquistare i biglietti tramite l'app di Uber, che integra inoltre già informazioni provenienti da più di 15 città in tutto il mondo.

Si affaccia anche la concorrenza

La società rivale di Uber, Lyft - che opera solo negli Stati Uniti e in Canada - ha avviato un proprio programma nel 2016 e da allora ha collaborato con più di 80 città per fornire collegamenti privati con aeroporti, luoghi di particolare interesse e supportando le linee tradizionali di bus per il servizio notturno o nei fine settimana.

Sulla propria app poi Lyft integra anche i dati di transito da diverse città degli Stati Uniti.

Via, una società di trasporti privata, gestisce servizi dedicati ai passeggeri in sei delle principali metropoli degli Usa, alcuni dei quali in joint venture con Daimler, e ha stretto accordi con oltre 90 agenzie in tutto il mondo mettendo a disposizione il proprio software per la gestione e il tracciamento dei mezzi.

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