Ultimo aggiornamento  05 agosto 2020 21:42

Donne nell'auto, al top ancora poche.

Linda Capecci ·

Nel campo dell'automotive la presenza di uomini al potere è predominante. Ancora oggi solo l'8% dei dirigenti è donna, ma già da tempo alcune figure femminili di spicco nel settore delle quattro ruote fanno la differenza e provano a sovvertire lo stereotipo.

Oggi 

Al top c'è Mary Barra, da sei anni ceo di General Motors, uno dei gruppi automobilistici più importanti al mondo, e anche la più pagata del settore. Linda Jackson è stata direttrice generale di Citroën fino al gennaio scorso, ora guida un gruppo di studio per coordinare la differenziazione dei marchi del gruppo Psa rispondendo direttamente al ceo Carlos Tavares, ruolo delicato anche alla luce del processo di fusione con Fiat Chrysler.

Sempre nel gruppo francese, Béatrice Foucher è stata appena nominata numero uno del marchio DS. Wang Fengying si può considerare la veterana: è diventata direttrice generale della Great Wall Motor Company nel 2003, la casa produttrice di maggior successo nel settore privato cinese. E nella Tesla guidata da Elon Musk c'è Robyn Denholm, membro del consiglio di amministrazione e responsabile dello sviluppo dell'energia sostenibile.

Hildegard Wortmann siede nel board di Audi a capo vendite e marketing globali. Katia Bassi dirige marketing e comunicazione in Lamborghini, ex Ferrari ed Aston Martin. In un ruolo dirigenziale anche la giovanissima Alexandra Ford English - 32 anni, figlia del presidente del gruppo omonimo Bill Ford - che nel maggio scorso è entrata nel consiglio di amministrazione di Rivian, la start up specializzata in veicoli elettrici nella quale la Ford ha investito 500 milioni di dollari poco più di un anno fa.

 

Un viaggio nel tempo

Eppure, al contrario di quanto si possa pensare, le donne hanno sempre avuto uno stretto rapporto con l'industria dell'auto fin dalla nascita del primo modello. L'esempio più noto è Bertha Benz, moglie di Karl Benz: è stata la prima persona a guidare un'automobile su una lunga distanza, circa 100 chilometri, nel 1888. Supportò suo marito Karl non solo emotivamente ma anche economicamente nello sviluppo della prima auto, la Benz Patent-Motorwagen. Un'invenzione che ha rivoluzionato il mondo.

E' nel 1895 invece, che troviamo la prima donna a capo di una Casa automobilistica: Sophie Opel, moglie del fondatore dell'azienda Adam, guidò la Opelwerke anche in seguito alla morte del marito, fino al 1913, per ben 18 anni. Mentre tra la fine degli anni '40 e gli inizi dei '50, le cosiddette "Damsels of Design" furono tra le prime donne designer alla General Motors.

Nel 1993 dodici americane fondano la "Automotive Women's Alliance Foundation", un gruppo di pressione per far sì che le donne conquistino maggior potere ed influenza nell'industria automobilistica. In quegli anni, ce l'ha al massimo livello Joanna Quandt, moglie di Herbert Quandt ed erede insieme ai due figli dell'impero Bmw. Muore nel 2015: nella classifica dei miliardari di Forbes è al 77esimo posto a livello mondiale, con un patrimonio stimato di 10,8 miliardi di euro.

Gli altri settori

 

Stando sempre alle ricerche di Forbes, i settori industriali in cui è più probabile che le donne ricoprano ruoli dirigenziali sono l'istruzione e i servizi sociali, insieme all'assistenza sanitaria. In questi campi, in media un dirigente su quattro è donna. Bene, ma non ancora abbastanza.

I colossi del tech sono finiti spesso sotto accusa per il loro top management prevalentemente maschile: la ricerca della società di consulenza aziendale Grant Thornton rivela che nel mondo solo il 19% delle posizioni senior del settore sono attualmente ricoperte da donne. Lo stesso vale anche per l'industria dei trasporti, che si attesta sulla stessa percentuale. Nell'auto, come abbiamo vistoattualmente solo due donne sono ceo: c'è ancora molta strada da fare.

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