Ultimo aggiornamento  09 luglio 2020 14:30

La tempesta perfetta dell'autonoleggio.

Angelo Berchicci ·

E’ una dura battuta d’arresto quella che ha subito il settore del noleggio auto con lo scoppio dell’epidemia di coronavirus. Un crollo messo in luce nel 19esimo rapporto Aniasa (Associazione Nazionale Industria Autonoleggio), e reso ancor più evidente dal fatto che il settore veniva da un decennio di continua crescita.

Un 2019 positivo

Fino allo scoppio dell’emergenza, a partire da marzo 2020, i dati fatti registrare dalla filiera erano ancora positivi: il 2019 si è chiuso infatti con un giro d’affari di 7 miliardi di euro, un’espansione del 7,8% rispetto al 2018, e con una flotta che tra autovetture e veicoli commerciali leggeri è arrivata a 1,2 milioni di unità, una crescita di 100mila unità sull’anno precedente.

Tutto ciò ha portato il settore a pesare come mai prima sul comparto automotive, con un record di 517mila immatricolazioni di veicoli (il 25% del mercato nazionale), per un valore totale di oltre 11 miliardi di euro.

Car sharing e breve termine i più colpiti

In questo contesto lo scoppio dell’epidemia di coronavirus e il successivo “lockdown” si sono rivelati una vera e propria doccia fredda. Il più colpito in assoluto è stato il car sharing, il cui fatturato tra marzo e maggio 2020 è stato di 3,35 milioni di euro contro i 14,19 milioni di euro fatti registrare nello stesso periodo del 2019, per una contrazione del 76%.

Il noleggio a breve termine ha subito una flessione del 69.5%, con un fatturato passato da 256,3 milioni a 78,2 milioni, mentre il lungo termine, meno sensibile agli shock nel breve periodo, ha perso solo l’1% (da 601,2 milioni di fatturato a 595).

Un importante volano economico

Le immatricolazioni del settore hanno subito una riduzione dell’84%, e questo ha avuto importanti conseguenze sui produttori di auto, già colpiti dal crollo del mercato privato, che hanno visto sfumare circa 3,1 miliardi di fatturato, ma anche sulle casse dello Stato, che ha dovuto rinunciare a circa 1 miliardo di euro sotto forma di imposte.

“La crisi economica innescata dalla pandemia, il telelavoro, il cambiamento delle abitudini di spostamento, la sospensione dei flussi turistici in ingresso nel nostro Paese, tutti questi fattori hanno contribuito a bloccare di fatto la spinta innovativa data dalle nuove forme di mobilità condivisa”, ha commentato Massimiliano Archiapatti, presidente di Aniasa.

Le prospettive future

Tuttavia, alcune prospettive per uscire da quella che è stata definita una “tempesta perfetta” si intravedono. Nell’indagine statistica realizzata a corredo del rapporto, oltre la metà di coloro che hanno smesso di utilizzare il car sharing ha dichiarato di essere intenzionata a riprendere le proprie abitudini entro un anno. Segnali timidi, che portano a pensare a un progressivo ritorno ai servizi di noleggio non appena sarà calata l’attenzione sul tema della pandemia, e quindi solo nel medio periodo.

“Nel frattempo", commentano dall’Aniasa, "è necessario che l’esecutivo faccia la sua parte per mantenere in vita il settore. Occorrono interventi efficaci per i mercati automotive e turismo, legati al noleggio da un effetto domino”.

Anche perché il settore dell’autonoleggio ha fornito un importante contributo negli ultimi anni allo svecchiamento del parco circolante, mentre l’auto privata, l’unica vincitrice nella mobilità post-covid, è vittima di quello che all’Aniasa definiscono “un ossimoro”: verrà utilizzata di più per paura del contagio, ma acquistata di meno per via dell’incertezza economica, con il rischio di vedere aumentare sensibilmente l’anzianità media dei mezzi sulle nostre strade.

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