Ultimo aggiornamento  30 ottobre 2020 03:33

Automotive, Borse altalenanti post Covid.

Angelo Berchicci ·

A Wall Street è Tesla la regina indiscussa tra le Case automobilistiche. L’azienda di Palo Alto vanta la capitalizzazione di mercato più alta in assoluto tra i costruttori (186,2 miliardi di dollari, superiore persino a quella di Toyota) e di recente il suo titolo ha oltrepassato i 1000 dollari come quotazione.

Per quanto ben lontani da questi numeri, nell'ultimo mese anche tutti gli altri costruttori hanno fatto registrare prestazioni positive, a conferma di un trend iniziato a marzo, in controtendenza con quanto accadeva sul mercato a causa del lockdown, con aziende e concessionarie ferme. Un segno da una parte di come la finanza viaggi ad altra velocità rispetto all'economia reale, dall'altra di come il settore stia comunque riprendendosi lentamente dallo shock causato dall’epidemia di coronavirus, almeno in Cina e Stati Uniti.

Per Psa pesa l'inchiesta sulla fusione

In chiusura di settimana quasi tutte le Case hanno fatto registrare performance negative. La peggiore è stata Psa (-2,3%), che fa ancora i conti con la notizia dell’apertura di un’inchiesta da parte dell’Antitrust Ue sulla fusione con Fca, la quale invece sembra aver assorbito il colpo, e guadagna lo 0,97%, diventando il brand migliore della giornata di venerdì 19.

A partire dall’8 giugno, dopo le prime voci circa i timori di Bruxelles, i rispettivi titoli erano passati da una quotazione di 9,4 euro a 8 euro nel caso di Fca e da 15,56 euro a 12,95 euro (il punto più basso da inizio mese) nel caso di Psa. Nessuno dei due gruppi è riuscito a tornare ai valori precedenti, ma entrambi i titoli hanno recuperato un po’ di terreno rispetto ai giorni scorsi (Fca ha raggiunto una quotazione di 8,45 euro, Psa di 13,36 euro).

Chiusura della settimana difficile

Male le americane Ford (-1,5%) e General Motors (-1,92%). Periodo difficile per Renault, che perde l’1,88% (21,13 euro), un trend negativo che dura dall’inizio della settimana, nonostante dopo l’annuncio del piano di ristrutturazione, a fine maggio, la quotazione del gruppo fosse cresciuta da 20,2 euro a 26,36 euro.

Simile andamento per Volkswagen, che chiude la settimana con un -1,43%, dopo il picco positivo toccato l’8 giugno in occasione della chiusura dell’accordo con Ford. Anche Nissan, che dopo aver annunciato il rinnovamento dell’Alleanza con Renault e Mitsubishi aveva visto crescere il proprio titolo fino a 488 Yen (4,08 euro), ora ha una valutazione di 420 Yen (3,51 euro) e perde lo 0,69%.

Perdite contenute per gli altri: Toyota -0,52%, Bmw -0,32%, Honda -0,93%, Tesla -0,3%. Crescono di poco invece Daimler (+0,082%) e Suzuki (+0,35%).

Crescita generalizzata nel medio periodo 

Questi risultati non devono tuttavia mettere in ombra il fatto che tutti i costruttori, nell’ultimo mese, abbiano visto una crescita rilevante sui mercati finanziari. A trainare la rivalutazione dei titoli è stata prevalentemente la forte ripartenza del principale mercato mondiale, quello cinese. Dopo un mese di aprile che già aveva fatto registrare i primi segnali positivi, a maggio le vendite di auto in Cina sono cresciute del 14,5% su base annua e la produzione è aumentata del 18,2% rispetto a un anno prima.

Nonostante una rivalutazione generalizzata dei titoli a partire da marzo, anche sul piano finanziario le enormi perdite provocate dal coronavirus sono lontane dall’essere riassorbite. Dall’inizio dell’anno le azioni di tutte le Case automobilistiche hanno subito un crollo drastico: la peggiore è stata Renault, che da gennaio ha perso il 51,45%, seguita da Psa (-38,59%) e Fca (-38,46%). Tutte tranne Tesla, che negli ultimi sei mesi ha fatto registrare un +140,58%, mentre nel corso dell’ultimo anno ha più che triplicato il suo valore, guadagnando il 353,62%.   

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