Ultimo aggiornamento  09 luglio 2020 14:24

Volkswagen Typ 82, un pezzo di storia.

Massimo Tiberi ·

Un’americana e una tedesca, nel confronto iniziato ottant’anni fa nello scenario tragico della Seconda Guerra Mondiale. E, se la storia la scrivono i vincitori, la Jeep ha costruito il suo mito proprio a partire dal protagonismo vittorioso avuto nel conflitto. Più in ombra è rimasta invece la sua diretta rivale sui campi di battaglia, la Volkswagen Typ 82, immortalata anch’essa nei tanti filmati d’epoca e nelle pellicole di genere ma senza diventare icona. Eppure, la tedesca, d’impostazione tecnica completamente diversa dall’americana, non era da meno quanto ad efficienza pratica in combattimento.

"Gemella" del Maggiolino

Bloccata sul nascere a causa degli eventi bellici la produzione della KdF Wagen (da Kraft durch Freude, Forza attraverso la Gioia), il futuro Maggiolino, fu lo stesso creatore Ferdinand Porsche a lavorare per la trasformazione della nuova utilitaria in mezzo militare. Sfruttando le componenti “civili” di base, la robusta piattaforma e senza alterare lo schema d’origine, con motore posteriore e sola trazione posteriore, nasce così una camionetta battezzata Kubelwagen, “auto tinozza”, per la sua forma caratteristica. Decapottabile, dalle dimensioni compatte (3,73 metri di lunghezza), a quattro porte, in grado di ospitare un numero variabile di soldati e se necessario una mitragliatrice, la Typ 82 diventerà uno strumento estremamente versatile in grado di destreggiarsi in situazioni difficili.

Il peso limitato (poco più di 600 chili), gravante per la maggior parte sul retrotreno, le sospensioni tarate adeguatamente e i pneumatici speciali, oltre all’altezza da terra portata a 29 centimetri, consentivano, nonostante l’assenza delle quattro ruote motrici (vantaggio indiscutibile della Jeep), buone capacità di disimpegno sui terreni dissestati e a bassa aderenza. Il raffreddamento ad aria, d’altra parte, era un’utile prerogativa sia nei climi rigidi del fronte russo che in quelli bollenti dell’Africa. Anche il motore “boxer” passerà da 1.000 a 1.100 centimetri cubici, con potenza di 25 cavalli per prestazioni discrete (80 chilometri orari di punta massima) e consumi relativamente contenuti (fino ad oltre 400 chilometri di autonomia).

Anche anfibia

Sperimentata già a partire dal 1938 e pienamente operativa nella primavera del 1940 per la Wehrmacht  e i corpi speciali, la Kubelwagen vedrà lo sviluppo anche di numerose versioni derivate. Fra queste, un semicingolato, modelli con la carrozzeria della berlina KdF, perfino varianti capaci di marciare sulle rotaie, ma soprattutto dal 1942 un’anfibia 4x4 tecnicamente notevole. Con struttura a forma di scafo priva di portiere, elica posteriore ripiegabile e scarico rialzato, la Typ 166 Schwimmwagen, “auto natante”, poteva muoversi in acqua a velocità dell’ordine dei 10 chilometri orari  e affrontare sul terreno prove impegnative.

La produzione della camionetta tedesca e delle sue evoluzioni proseguirà per l’intera durata della guerra, fino al 1945, superando le 50mila unità, oltre a circa 14mila anfibie. Non ci saranno eredi, diversamente dalla Jeep, almeno fino all’arrivo nel 1978 della fuoristrada Volkswagen Iltis, parente della DKW Munga.

Ma nel frattempo dal Maggiolino, diventato fenomeno di straordinario successo, deriverà la Typ 181 del 1969, Pescaccia per il mercato italiano, esteticamente ispirata alla Kubelwagen, anch’essa soltanto a trazione posteriore e che uscirà di scena nel 1983.

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