Ultimo aggiornamento  17 gennaio 2021 20:33

Luca de Meo, primi messaggi a Renault.

Francesco Paternò ·

Si presenta all'assemblea degli azionisti (seguita da tutti in video per motivi di emergenza sanitaria) parlando a braccio Luca de Meo, 53 anni, nuovo direttore generale del gruppo Renault dall'1 luglio e primo non francese a guidare un simbolo dell'industria del Paese transalpino. Un breve discorso formale, ma con almeno un paio di segnali: l'importanza dell'Alliance con Nissan e Mitsubishi e l'importanza delle "radici francesi" del gruppo a proposito delle quali cita non a caso "Renault Zoe, Renault Clio e Alpine", cioè la best seller elettrica, la best seller berlina e quel marchio sportivo il cui futuro oggi incerto è appeso proprio a una sua decisione, secondo quanto comunicato dal consiglio di amministrazione del gruppo il 29 maggio scorso.

I numeri di una crisi

De Meo prende il volante in una situazione piuttosto delicata: il gruppo ha appena annunciato un piano di riduzione dei costi da 2 miliardi di euro in tre anni, basato soprattutto su una revisione della struttura industriale come ha sottolineato il presidente Jean-Dominique Senard, e ha ottenuto un prestito garantito dallo stato (azionista al 15%) di 5 miliardi di euro. Dopo un 2019 chiuso con vendite a -3,4% nel mondo, un passivo di 141 milioni di euro, un primo trimestre del 2020 all'ombra della pandemia con vendite crollate del 25,9%.

"Ho cominciato qui quasi 30 anni fa"

"Senard ha parlato di 25 anni ma in realtà sono passati quasi 30 anni da quando ho iniziato la mia carriera internazionale dopo gli studi proprio qui in Renault", dice ancora de Meo, ricordando i primi passi del suo lavoro nell'industria dell'auto che l'ha portato successivamente in Toyota, nel gruppo Fiat e poi in quello Volkswagen con diverse esperienze. "Funzioni in cui è sempre riuscito", come si legge nella prima motivazione per la quale è stato nominato direttore generale nel gennaio scorso dal consiglio di amministrazione, ha reso noto agli azionisti Patrick Thomas, presidente del comitato sulla governance del gruppo.

"Sono un po' emozionato", si schernisce de Meo, sottolineando due volte di essere rimasto "piuttosto impressionato delle competenze" trovate in queste settimane di colloqui nel gruppo, cui manda un messaggio: per uscire dalla crisi e affrontare un nuovo futuro " ci vuole la mobilitazione di tutti". La parola che ripete più spesso è "sfida", il resto sono sorrisi e ringraziamenti, in particolare a Clotilde Delbos, direttrice generale del gruppo ad interim dall'ottobre scorso, da cui riceve il testimone.

Il compenso

De Meo riceverà come compenso fisso 1,3 milioni di euro all'anno, più una parte variabile da un minimo del 100% della parte fissa fino a un massimo del 150%, più il conferimento di 76mila azioni. Per il 2020 il manager rinuncia alla parte variabile minima, gesto in nome della crisi per il quale Senard lo ringrazia davanti agli azionisti. I quali non saranno comunque contenti, dato che non ci saranno dividendi quest'anno.

Nelle loro domande seguite alla presentazione torna spesso il "che farà" de Meo. Senard e Delbos rispondono così come avevano annunciato nella precedente conferenza di bilancio di maggio: per sapere strategie e linee di prodotti bisognerà attendere "qualche mese", quando il nuovo direttore generale presenterà il suo piano. "Datemi solo un po' di tempo", si è limitato a dire de Meo.

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