Ultimo aggiornamento  30 novembre 2020 16:05

164 Proteo: l'Alfa troppo avanti.

Paolo Odinzov ·

Il suo difetto? Essere troppo avanti nei tempi. Altra critica non si può forse davvero muovere alla dell’Alfa Romeo 164 Proteo: vettura che nel 1991 interpretò per la casa di Arese il concetto di coupé-cabriolet con il tetto rigido, anticipando modelli come la Mercedes SLK e la Peugeot 206 CC.

Disegnata da Walter de Silva

A disegnarla fu il geniale Walter de Silva, allora capo del Centro Stile Alfa Romeo, con tratti poi riportati sulla successiva berlina 156. L’idea era di fare della 164 Proteo un’auto scoperta decisamente unica, che potesse aprire un nuovo segmento nel mercato e sorprendere non solo nello stile ma anche nella meccanica.

Lo stesso pianale dell’Alfa 164

Per questo venne scelta come base della vettura lo stesso pianale Tipo 4 dell’Alfa 164, accorciato e irrobustito per l’occasione, con il motore 3.0 V6 “Busso” potenziato a 260 cavalli e associato ad una trazione integrale con giunto viscoso centrale "Viscomatic" per ripartire la coppia motrice ad ogni ruota e passare all'occorrenza dalla trazione anteriore a integrale.

4 ruote sterzanti

La meccanica prevedeva inoltre 4 ruote sterzanti e delle sospensioni a smorzamento controllato, tramite un apposito comando sulla plancia, che permettevano alla 164 Proteo di rimanere incollata alla strada in ogni condizione di marcia e superare senza problemi i 250 orari di velocità massima.

Un tetto retrattile in cristallo

La vera particolarità della 164 Proteo era però la carrozzeria, sotto la quale si celava un abitacolo a 2 posti, dotata di un tetto apribile in due sezioni di cristallo, azionate da un sistema elettro idraulico, in grado di trasformarla in pochi secondi da coupé in spider ripiegandosi in un apposito vano posteriore.

Caratteristica quest'ultima davvero unica per l’epoca ma che, tuttavia, richiedeva costi di produzione molto elevati.

Solo un esemplare

Progettata inizialmente per essere prodotta in circa 2mila unità, la 164 Proteo venne infatti realizzata in un solo esemplare, esposto oggi nel museo dell’Alfa Romeo, scontando a caro prezzo proprio il fatto di essere così evoluta. Peccato davvero.

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