Ultimo aggiornamento  28 febbraio 2021 02:49

Vendute più di mezzo milione di bici in un mese.

Marina Fanara ·

È boom vendite di bici, lo confermano all'Ancma, l'associazione dei produttori di due ruote aderenti a Confindustria. "Abbiamo calcolato che dal 5 maggio di quest'anno, giorno in cui i negozi di bici hanno riaperto i battenti dopo il lockdown, al 5 giugno scorso sono state vendute circa 520mila biciclette contro le 340mila dello stesso periodo 2019", ci spiega Piero Nigrelli, responsabile settore ciclo dell'associazione.

Ancma: vendite da capogiro

"Con oltre il 50% in più di acquisti in un solo mese rispetto all'anno scorso e dopo due mesi di fermo", ribadisce Nigrelli, "non possiamo che affermare l'exploit delle due ruote e non solo per effetto del bonus mobilità perché l'aumento di vendite è stato registrato da prima che l'incentivo venisse varato e riguarda anche i piccoli centri che non godono del bonus (ricordiamo che l'agevolazione vale solo per chi abita nei capoluoghi di provincia, Città Metropolitane e nei comuni con più di 50mila abitanti, ndr)". 

Le prospettive vanno nella stessa direzione. "Stimiamo un trend in salita pure per i prossimi mesi", aggiunge il responsabile Ancma, "dovuto anche all'accelerazione delle infrastrutture grazie alla deroga al Codice della strada decisa dal governo per la realizzazione delle cosiddette corsie d'emergenze (piste ricavate dalle normali carreggiate e delimitate dalla sola segnaletica orizzontale e verticale). È non solo: con il decreto rilancio il mobility manager è diventato obbligatorio in tutte le aziende a partire dai 100 dipendenti e non più da un minimo di 300: un'ulteriore spinta all'utilizzo di mezzi alternativi come le due ruote per i tragitti casa-lavoro".

Fabbriche in affanno

Il risultato è che l'enorme aumento di richieste sta mettendo a dura prova l'offerta. "Non c'è dubbio che i produttori di bici siano in affanno e dopo due mesi di fermo fabbrica forzato ora stanno esaurendo le scorte di due ruote sia tradizionali che a pedalata assistita. Ma non mi preoccuperei molto. Le nostre aziende stanno già varando piani extra per rispondere alla domanda aumentando i cicli produttivi".

Qualcosa sta cambiando, questo è sicuro. "Vuoi per effetto della pandemia che per le ristrettezze economiche che il coronavirus sta comportando, sembra che gli italiani stiano iniziando a privilegiare metodi alternativi all'auto per muoversi in città", sottolinea Nigrelli, "un cambiamento dovuto anche al fatto che i mezzi pubblici ora sono meno accessibili per le esigenze di distanziamento sociale. Ma tornando all'automobile, voglio ribadire con forza che un maggiore uso delle due ruote non significa mettere all'angolo l'auto".

Il caso Olanda

Il responsabile Ancma porta a esempio paesi come l'Olanda dove il tasso di motorizzazione è di circa 450 macchine ogni 1.000 abitanti: "Non è poco per un Paese emblema della bicicletta. Quello che è diverso rispetto a noi è l'uso che si fa delle quattroruote che non sono un mezzo privilegiato per le brevi distanze come viceversa accade dalle nostra parti. Il problema in Italia è il ricorso incondizionato all'autoveicolo di proprietà nei tragitti inferiori ai 5 chilometri e questo rende le nostre città intasate di traffico dove l'auto crea problemi di immobilità agli stessi automobilisti".

Costa e De Lorenzis: potenziare il bonus

Di alternative al tutto auto parla anche Diego De Lorenzis, deputato del Movimento5Stelle vicepresidente della commissione Trasporti della Camera. "Non possiamo che essere soddisfatti del boom di richieste di biciclette registrato in questo periodo", ci dice, "ricordiamo che l'incentivo è compreso nel bonus mobilità il quale a sua volta intende promuovere non solo l'acquisto di due ruote ma anche i microveicoli elettrici e lo sharing di biciclette e monopattini. In più abbiamo modificato le norme per aiutare i Comuni ad accelerare le infrastrutture per la mobilità sostenibile e individuale. Il tutto per offrire tante più alternative all'auto e ai mezzi pubblici e per questo intendiamo potenziare la norma per renderla ancora più efficace". Tra le ipotesi allo studio c'è l'ampliamento delle risorse del bonus, come ha già chiesto il ministro dell'Ambiente Sergio Costa".

Ma anche, spiega il vicepresidente della commissione Trasporti, "per esempio ridurre dal 60 al 45% il contributo da parte dello stato per l'acquisto dei mezzi e chiedere alle imprese di partecipare a loro volta (come si fa con l'ecobonus per le auto ecologiche) magari con una quota dal 10 al 20%. Questo servirebbe anche a spingere l'acquisto di due ruote tradizionali ed e-bike di fascia medio-alta e favorire il mercato italiano leader in questo settore: finora c'è stata una corsa all'acquisto di mezzi più a buon mercato, molti prodotti in paesi extra Ue e tipici della grande distribuzione. Ma per un utilizzo urbano e non solo per una passeggiata all'aria aperta, servono biciclette affidabili, di buona fattura, equipaggiate in maniera adeguata per garantire la massima sicurezza e durare a lungo". 

"Infine, contrariamente a quanto stabilisce oggi la norma, vorremmo riservare una quota fissa del bonus mobilità, intorno al 20%, esclusivamente ad abbonamenti per il noleggio di bici e monopattini (al momento si può utilizzare lo sconto sia per l'acquisto dei veicoli che per lo sharing), oltre a una quota per le cargo bike e a un meccanismo che incentivi le aziende attraverso sgravi fiscali, a promuovere il bike to work tra i propri dipendenti".

 

 

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