Ultimo aggiornamento  27 ottobre 2020 13:16

La mobilità secondo il "Piano Colao".

Angelo Berchicci ·

La task force nominata dal premier Giuseppe Conte ha presentato dopo due mesi di lavoro il dossier con le misure suggerite per rilanciare l’Italia dopo l'epidemia di coronavirus. Nelle 121 pagine del cosiddetto “Piano Colao” è stata data importanza anche al tema della mobilità, trattata nella seconda parte del documento lì dove si indicano le infrastrutture e l’ambiente come “volano del rilancio”.

Ammodernare il trasporto pubblico 

Sono quattro gli aspetti su cui il gruppo guidato da Vittorio Colao si è concentrato, con in mente l’obiettivo fondamentale di ridurre l’impatto del settore trasporti sulle emissioni totali di CO2, che attualmente in Italia è tra il 25 e il 35%. La prima proposta riguarda il trasporto pubblico, caratterizzato da un’obsolescenza dei mezzi (al 2018 l’età media era di 12-13 anni, molto distante dai riferimenti europei dove l'età media si attesta sui 7-8 anni).

Il distanziamento sociale e la necessità di sfruttare solo parzialmente i posti a bordo degli autobus hanno portato enti locali e società a scontrarsi con un’improvvisa scarsità di mezzi. Secondo gli esperti incaricati dal governo, il difficile momento attuale può essere un’occasione per effettuare nuovi investimenti volti ad ammodernare il parco circolante, e soprattutto per convertire le flotte, oggi prevalentemente di mezzi diesel, verso alimentazioni a basso impatto, come ibrido, elettrico e biocombustibile.

Alternative alle autovetture

Secondo punto è la mobilità privata sostenibile, da incentivare tramite investimenti nelle infrastrutture, come le reti di ricarica per vetture elettriche, nonché grazie a misure di sostegno al car sharing a basso impatto ambientale (come la predisposizione di spazi di parcheggio riservati). Il "Piano Colao" prende in considerazione anche la necessità di favorire gli spostamenti che sfruttano mezzi alternativi alle autovetture, come biciclette, monopattini elettrici e in generale tutti gli strumenti della micromobilità.

Ecco quindi spuntare il suggerimento di “incentivare la creazione dell'infrastruttura ciclistica e incoraggiarne l'utilizzo attraverso piste ciclabili, stazioni di ricarica per e-bike, sistemi di sicurezza e ciclo-parcheggi”. Infine, la task force cita la possibilità di creare degli hub di interscambio alle porte dei centri storici delle grandi città, o in prossimità delle principali stazioni ferroviarie: degli snodi in cui poter lasciare la propria autovettura e noleggiare una bici elettrica, o anche una vettura elettrica in sharing, in modo da poter entrare nelle ztl.

Attenzione ai veicoli commerciali

Spazio anche al rinnovo delle flotte commerciali private tramite mezzi meno inquinanti. E' il caso ad esempio di van e furgoni leggeri, i veicoli da lavoro più utilizzati all'interno dei grandi centri urbani, per i quali si suggerisce al governo di adottare misure per incentivare il ricorso delle aziende a veicoli elettrici, ibridi o alimentati con combustibili alternativi.  

Puntare anche sull'idrogeno 

L’ultima sezione è dedicata ai biocarburanti, ovvero i combustibili ottenuti dalle biomasse (biodiesel, bioetanolo e biogas). Come elemento complementare alla mobilità elettrificata, il "Piano Colao" invita il governo a favorire la conversione della filiera degli idrocarburi tradizionali verso i biocombustibili, ma anche verso i carburanti alternativi come metano e Gpl, sui quali l’Italia ha da tempo una posizione di forza a livello europeo.

Infine, una menzione anche all’idrogeno per autotrazione, che potrebbe essere incentivato sfruttando lo stesso meccanismo dei “certificati di immissione” utilizzato attualmente per i biocarburanti. Nel 2006 in Italia è stato introdotto l’obbligo, per i fornitori di benzina e gasolio, di immettere in consumo una quota minima di biocombustibili. Per rientrare nei parametri imposti dalla legge, i soggetti obbligati possono anche acquistare un certo numero di certificati di immissione.

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