Ultimo aggiornamento  05 agosto 2020 21:38

Regno Unito: l’auto chiede incentivi.

Colin Frisell ·

LONDRA - L'industria automobilistica britannica chiede al governo di Londra un intervento massiccio che favorisca la ripresa dell’intero comparto, già alle prese con una contrazione globale del mercato e messo in ginocchio dalla pandemia di coronavirus. Secondo la Smmt (Society of Motor Manufacturers and Traders ) per far ripartire l’economia è necessario un incentivo all’acquisto di auto nuove, anche benzina e diesel, che arrivi fino a 2.500 sterline a vettura (poco più di 2.700 euro). Nel complesso l’operazione costerebbe 1,5 miliardi di sterline (circa 1,7 miliardi di euro) e potrebbe consentire di vendere entro l’anno fino a 600mila nuovi veicoli.

La proposta è contenuta in una lettera che la Smmt ha inviato nei giorni scorsi al Cancelliere dello Scacchiere (il ministro delle finanze) Rishi Sunak e a quello dell’economia Alok Sharma e che è stata parzialmente resa nota dal Guardian.

Aiuto per tutti

La proposta degli industriali è quella di allargare il sistema degli incentivi a tutti i tipi di auto, non solo a quelle a più basso impatto ambientale, ibride ed elettriche, che oggi godono di un contributo che arriva a 3.500 sterline (da cumulare nella nuova proposta). 

Anche le benzina e le diesel dovrebbero rientrare nello schema, con lo scopo di soccorrere “un mercato morente”, come lo definisce la stessa Smmt che parla di un intervento volto a “supportare l'intero settore, non solo favorendo in modo sproporzionato segmenti o tecnologie specifici, riconoscendo la diversa natura della produzione automobilistica britannica” 

Nella lettera si sottolinea come il vantaggio principale di questo programma sarebbe proprio quello di “far ripartire il mercato e con esso l'economia”. Inoltre i costruttori parlano di una notevole convenienza per lo stato affermando che il regime porterà un beneficio per le casse pubbliche che riceverebbero dalle entrate fiscali e dalle accise sui veicoli.

La ripresa del settore ridurrebbe anche la dipendenza di molte aziende dagli aiuti pubblici, oggi fondamentali in un momento nel quale la maggior parte dei lavoratori è ancora in cassa integrazione, dopo che la situazione sanitaria ha costretto gli impianti a fermarsi in tutto il Paese.

Mercato fermo

A sostegno delle idee dei costruttori sono arrivati i dati di mercato per maggio 2020. Nel complesso le auto vendute in Gran Bretagna in questo periodo sono state 20mila, il 90% in meno rispetto alle 183.724 commercializzate nello stesso mese del 2019. Un dato preoccupante, anche se in crescita se paragonato a quello di aprile, quando le vendite furono soltanto 4.321, il peggior risultato dal 1946, con un crollo di quasi il 98% a confronto con l'anno precedente.

Nonostante la riapertura delle concessionarie dall’1 giugno, la Smmt ha ridotto le stime complessive di vendita che a fine anno che potrebbero fermarsi a 1,68 milioni di auto. Sarebbe il valore più basso dal 1992, quando le immatricolazioni si attestarono a 1,59 milioni.

La crisi del mercato – colpito già dal dieselgate che ha ridotto i numeri delle auto a gasolio e dalle incertezze sulla Brexit, il cui impatto è ancora tutto da definire – preoccupa i costruttori. Solo pochi giorni fa, il direttore finanziario di Nissan Ashwani Gupta ha dichiarato in una intervista alla Bbc che la prospettiva dell’uscita del Regno Unito dall’Europa senza accordo “mette a rischio la sopravvivenza dell'impianto di Sunderland”, che occupa 7mila lavoratori ed è il simbolo della difficile situazione dell'industria delle quattro ruote in Gran Bretagna.

Altri costruttori come Honda e Ford hanno già annunciato l’intenzione di chiudere le proprie fabbriche nel Paese mentre Jaguar Land Rover aveva già dato il via – prima del lockdown – a un drastico taglio occupazionale

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