Ultimo aggiornamento  29 settembre 2020 17:05

Via de Meo, tutta un’altra Seat.

Francesco Paternò ·

Sarà una coincidenza, ma da quando nel gennaio scorso è stato ufficializzato il passaggio di Luca de Meo da presidente di Seat a nuovo ceo del gruppo Renault (in carica dall’1 luglio), la vita del marchio spagnolo all’interno del gruppo Volkswagen è diventata un’altra. Ci sono una serie di segnali che sottolineano, perfino in un’epoca sempre più digitale, quanto il fattore umano sembra essere ancora così determinante.

Missione compiuta, più Cupra

De Meo ha lasciato Seat dopo averlo fatto rinascere in quattro anni. Sbarcato a Barcellona direttamente dal board Audi investito insieme al gruppo dallo scandalo dieselgate, il top manager è arrivato al vertice del marchio spagnolo in piena crisi di vendite, di risultati e di idee, tanto che a Wolfsburg qualcuno lo avrebbe voluto chiudere. Sarebbe stato un peccato, il 9 maggio scorso ha compiuto 70 anni.

A de Meo nel novembre del 2015 vengono dati 3 miliardi da investire nel rilancio del marchio spagnolo, un direttore finanziario tedesco come controller e un biglietto di sola andata: vietato sbagliare. Non sbaglia: passo dopo passo, chiude un 2019 con risultati finanziari record – utili +17,5%, fatturato +11,5% - e con vendite mai così alte, +10,9% per un totale di 574.100 unità. Dalla fabbrica di Martorell escono anche le nuove Cupra, che con lui da allestimento sportivo diventa un marchio a sé: la Formentor è il suo primo modello non derivato da quelli Seat, l’avremmo visto live allo scorso Salone di Ginevra se non fosse stato cancellato per il virus.

Diess e i compiti per casa

Herbert Diess, l’amministratore delegato del gruppo tedesco cui fa capo Seat, crede a de Meo al punto di affidargli anche missioni per tutto il gruppo: nel marzo del 2019, dice il grande capo in persona a Barcellona durante la presentazione dei risultati Seat dell’anno precedente (una presenza inusuale), Seat svilupperà per conto di Wolfsburg le citycar elettriche dai costi accessibili, non più di 20mila euro. In maggio, Diess e de Meo firmano un accordo con la cinese Jac – società in mano pubblica che ha appena deciso di aprire una fabbrica di veicoli elettrici - annunciando che Seat sbarcherà in Cina entro il 2021. Mentre il marchio spagnolo è già incaricato di sviluppare per il gruppo mezzi e idee per la micromobilità urbana, altra branca di futuro.

L’autunno del 2019 porta però voci di un possibile passaggio del manager italiano al vertice della Renault, primo straniero nella storia del gruppo, e così sarà con la nomina nel gennaio scorso. Non senza che a Wolfsburg facciano valere una clausola di non concorrenza che gli impedisce di entrare in carica per sei mesi.

Crisi da lockdown

Ma il mondo sta per precipitare nell’emergenza sanitaria da coronavirus. L’industria dell’auto si ferma e a marzo, alla conferenza annuale sui risultati che il lockdown restituisce soltanto in digitale, il nuovo ceo di Seat a interim Carsten Isensee annuncia che l’ingresso in Cina del marchio spagnolo con piccole auto elettriche è stato rinviato a data da destinarsi. La settimana precedente, Diess aveva spiegato che c’è troppa competizione e “probabilmente entrare nella produzione in questo segmento di volume è troppo tardi”.

Nuova strategia per i marchi

In piena pandemia, il colosso di Wolfsburg rivede poi la sua strategia per tutti i 12 marchi: Seat non guiderà più nemmeno lo sviluppo del progetto di citycar elettriche per il gruppo, notizia che a Barcellona giustificano come conseguenza dello stop in Cina. E sempre a marzo, il responsabile prodotto del gruppo Frank Welsch annuncia che si rinuncerà progressivamente al metano. Uno dei cavalli di battaglia della Seat di de Meo.

Insomma, il marchio spagnolo ha un futuro assicurato non perdendo più soldi e anzi vendendo molto più di prima e mantenendo la missione della micromobilità ora sempre più importante, ma è appunto coincidenza che senza il timoniere italiano il suo ruolo nel mondo Volkswagen sia stato ridisegnato in scala minore. Viene pure da chiedersi se de Meo avesse avuto sentore che qualcosa di simile sarebbe potuto accadere a Wolfsburg nel momento in cui stava trattando con il gruppo Renault, ma va detto che il virus è stata per tutti una terribile variabile indipendente. E per come lo conosciamo nel corso di anni di frequentazioni professionali, a domanda immaginiamo potrebbe limitarsi a rispondere più o meno così: “Cerco grane”.

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