Ultimo aggiornamento  29 settembre 2020 17:10

Le Mustang che non conquistarono.

Angelo Berchicci ·

La storia della Ford Mustang inizia nel 1965 con la prima serie della “pony car” per eccellenza (un termine americano per indicare le coupé sportive), che diventerà subito un grande successo. Oggi siamo arrivati alla sesta generazione, introdotta nel 2015 e caratterizzata anch’essa da un ampio grado di apprezzamento presso il pubblico.

Tra la prima e l’ultima versione, tuttavia, vi sono stati alcuni modelli - in particolare la terza e la quarta generazione - che hanno rappresentato una caduta in termini di fascino nella storia della sportiva americana. Vediamo quali sono le Mustang che non hanno fatto battere il cuore.

Condizionata dalla crisi petrolifera

Dopo la mitica prima generazione della pony car, la seconda serie, introdotta nel 1974, fu un sensibile passo indietro sul piano delle emozioni e delle performance. L’auto, costruita su un pianale derivato da quello della Ford Pinto, potrebbe essere considerata un primissimo esempio di “downsizing”: era più compatta rispetto alla precedente, e montava motori di cilindrata e cubatura inferiore (il V8 arrivò solo a fine carriera), che esprimevano meno potenza.

Tuttavia, il giudizio degli appassionati americani su questa generazione non è totalmente negativo, e tiene conto del particolare contesto storico in cui l’auto si inserisce, ovvero la prima crisi petrolifera, quando tutte le Case iniziarono a proporre veicoli meno performanti e dai consumi più contenuti.

Design poco incisivo

Ben meno comprensivi sono invece i giudizi nei confronti della terza generazione, lanciata nel 1979. L’auto sfruttava la piattaforma “Fox”, condivisa con la Ford Fairmont e la Mercury Zephyr. Si trattava di un pianale sviluppato per tranquille vetture da famiglia, e quindi non dotato di particolari doti dinamiche, che aveva dalla sua solo una certa flessibilità, tanto che a metà anni ’80 Ford valutò la creazione di una versione di Mustang a trazione anteriore (ipotesi poi scartata).

Con questa generazione la Casa tornò a utilizzare motori con valori di potenza e coppia appropriati al nome della vettura, che divenne più grande e spaziosa per quattro persone. In molti, tuttavia, criticarono il design non particolarmente incisivo, nemmeno dopo il restyling del 1983, e la scarsa qualità delle plastiche interne. A mettere in cattiva luce l’auto contribuì anche il debutto di un motore quattro cilindri 2,3 litri turbo, poco in linea con il DNA Mustang, ma soprattutto ben poco affidabile.

Un cambio radicale

La quarta generazione, che debuttò nel 1994 sfruttando il pianale Fox leggermente rinnovato, fu un punto di rottura per quanto riguarda l’estetica: le linee squadrate furono abbandonate in favore di tratti più morbidi, che cercavano per la prima volta di rendere l’auto competitiva sul piano aerodinamico. Altra novità di questa serie furono la scomparsa della versione a 3 volumi e il debutto del nuovo propulsore V8 modulare da 4,6 litri.

Il cambio di rotta non riuscì tuttavia a convincere i fan del modello, che continuarono a ritenere il look della Mustang poco accattivante. Nemmeno il restyling del 1999, che portò la vettura ad adottare il linguaggio stilistico “New Edge” (come sulle europee Focus e Puma), riuscì a conquistare i cuori degli appassionati, che invece nel 2005 accolsero come un gradito ritorno la quinta generazione, il cui design retro si rifaceva esplicitamente a quello del primo modello.

Non riuscirono a soddisfare le aspettative

La mancanza di appeal delle “Mustang di mezzo” è un tema molto caldo tra i fan della sportiva americana. In molti sostengono che, in fin dei conti, la terza e la quarta generazione fossero delle vetture "normali": non particolarmente riuscite, ma nemmeno dei totali disastri. Il vero motivo della bassa reputazione di queste auto sarebbe quindi dovuto alle aspettative estremamente alte suscitate nel pubblico dalla prima Mustang.

Secondo la testata americana Motor Trend “le auto basate sulla piattaforma Fox sarebbero state delle vetture oneste, se non si fossero chiamate Mustang. Erano infatti prive del carattere che ha reso celebre la vettura. Possiamo dire che per 25 anni Ford ha cercato semplicemente di sfruttare il fascino del nome Mustang, senza fare nulla per alimentarlo”.

A riprova di ciò, per tornare a vedere una Mustang Shelby, ovvero la versione potenziata dal preparatore americano, che negli anni '60 ha influito enormemente sull'immagine della vettura, è stato necessario aspettare la quinta generazione, con la sesta che ne ha ripreso degnamente il testimone grazie ai 760 cavalli della Shelby GT500 2020.

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