Ultimo aggiornamento  01 dicembre 2020 04:15

Spiaggine, ritorno al futuro.

Edoardo Nastri ·

Una vettura scoperta per il tempo libero che rappresenta un’epoca storica caratterizzata da bellezza, divertimento e benessere. Le spiaggine, piccole utilitarie a cielo aperto e con carrozzeria modificata, sono nate nel dopoguerra su iniziativa di alcuni carrozzieri che hanno realizzato dei veicoli dedicati agli spostamenti dei loro clienti durante i periodi di vacanze nelle località balneari.

Le modifiche all’architettura dei veicoli utilizzati come base prevedevano nella maggior parte dei casi l’asportazione del tetto e la sua sostituzione con un elemento rivestito di tessuto colorato oppure con un tendalino di cotone o vimini e la rimozione di portiere e finestrini. Perfette insomma come tender urbani dalla barca al centro città o come mezzi per raggiungere la spiaggia nelle calde giornate estive.

Gli esemplari di Agnelli e Onassis 

Molte di queste auto sono apparse nei rotocalchi internazionali con a bordo diverse celebrità del periodo della “Dolce Vita”. Tra i modelli più utilizzati dai carrozzieri c’è senza dubbio la Fiat 500: nel 1958 la carrozzeria torinese Boano realizza due esemplari della Fiat 500 Boano Spiaggina, per altrettanti clienti decisamente speciali. Il primo è Gianni Agnelli che la utilizzava soprattutto durante i suoi soggiorni nella grande Villa Leopolda a Villefranche-sur-Mer, in Costa Azzurra, il secondo è l’armatore greco Aristotele Onassis, che riusciva perfino a caricarla sul suo yacht “Christina O”.  

Sono molti i carrozzieri che si sono cimentati nella trasformazione di utilitarie in spiaggine tra cui Ghia, Vignale, Pininfarina, Moretti, Zagato, Fissore, Michelotti e Frua. Tra le più famose c’è la 500 Ghia Jolly: realizzata sulla base della Fiat 500 questo gioiellino è arrivato a percorrere le strade di Stati Uniti e Sud Africa. La vettura aveva delle protezioni ai lati, sedili in vimini e un tendalino per il sole appoggiato su quattro tubi cromati. Al momento del lancio i colori disponibili erano: rosa, bianco, giallo pallido e cielo blu.

Dalla Fiat 600 alla Citroën Mehari

Alla fine degli anni ’50 Pininfarina realizzò la Fiat 600 Eden Rock, veicolo che utilizzava la base meccanica della 600 Multipla, ma che si presentava senza tetto e con finiture in teak ispirate ai motoscafi Riva. Gli esemplari prodotti sono solo tre: uno, neanche a dirlo, per Gianni Agnelli, uno per William Doheny, al tempo numero uno della società petrolifera Union Oil, e un terzo per Henry Ford.

I modelli utilizzati non erano comunque solamente italiani. Una delle fuoriserie più famose è la Renault 4CV Jolly, spiaggina realizzata dalla Ghia in 50 esemplari riservati al mercato statunitense. Impossibile poi non citare la mitica Mehari del 1968 e prodotta fino al 1987, realizzata da Citroen su pianale e meccanica della 2CV e disponibile anche a trazione integrale. Alec Issigonis, l’ingegnere che ha inventato la Mini, ha disegnato nel 1964 la Mini Moke, costruita nello stabilimento di Longbridge della British Motor Corporation e che è stata prodotta in oltre 40mila esemplari fino al 1993.

La rinascita elettrica

Da qualche tempo a questa parte le piccole scoperte che hanno segnato un'epoca sono tornate a batteria. Garage Italia Custom, l’atelier di Lapo Elkann, ha realizzato la 500 Jolly Icon-E, versione a zero emissioni della spiaggina Ghia di cui sopra. La carrozzeria di partenza è quella di una 500 vecchio tipo a cui viene tagliato il tetto, modellati i paraurti e modificato completamente l'abitacolo. La vettura monta un motore elettrico sviluppato da Newtron Group e ha un’autonomia dichiarata di 120 chilometri.

Tra i primi ad avere l’idea Citroën, che nel 2016 ha presentato una versione moderna della storica Mehari. La nuova è elettrica e può contare su un motore da 68 cavalli di potenza alimentato da un pacco batterie da 30 chilowattora. Il reparto vetture storiche di Renault ha presentato a luglio 2019 la 4L e-Plein Air, spiaggina elettrica basata sulla stessa meccanica della Twizy. Per ora è un prototipo ma chissà che il caldo dell’estate non faccia venire in mente ai tecnici francesi la realizzazione di una piccola serie. 

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