Ultimo aggiornamento  09 luglio 2020 13:58

Renault, tagliare per sopravvivere.

Angelo Berchicci ·

Il gruppo Renault risponde con un pesante piano di ristrutturazione al ministro dell'economia francese che aveva parlato di rischio di "sopravvivenza" per il costruttore (di cui il governo è azionista). Nel presentare il piano per risparmiare 2 miliardi di euro nei costi fissi in tre anni, la Casa ha annunciato l'intenzione di eliminare 4.600 posti di lavoro in Francia più oltre 10.000 nel resto del mondo. Saranno 5 i siti francesi oggetto di ristrutturazione, anche se la bozza del piano non prevede la chiusura di stabilimenti, per i quali sono in corso trattative con i sindacati.

Ridurre la capacità produttiva

Tre i settori su cui punta Renault per raggiungere i risparmi previsti. La quota maggiore, 800 milioni di euro, verrà ricavata dalla razionalizzazione delle fasi di ricerca, sviluppo e ingegnerizzazione. Il costruttore cercherà di concentrare tali attività all’interno dei suoi centri di eccellenza in Francia, e di promuovere una maggiore standardizzazione delle vetture con gli alleati Nissan e Mitsubishi. Altri 700 milioni di euro saranno generati dall’ottimizzazione delle funzioni di marketing e organizzazione.

La Casa francese prevede di riuscire a ricavare gli ultimi 650 milioni di euro dalla riduzione della sua capacità produttiva, che verrà portata a 3,3 milioni di veicoli entro il 2024, rispetto ai 4 milioni di auto del 2019. L’effetto sarà una profonda riorganizzazione di 5 impianti francesi: Dieppe e Flins, dove vengono prodotte rispettivamente la Alpine A110 e la Zoe (per un totale di circa 3mila persone occupate) verranno riconvertiti, gli impianti di Douai (dove vengono assemblate Talisman, Espace e Scénic) e Maubeuge (Kangoo), per un totale di 4.800 lavoratori, potrebbero essere accorpati per creare un centro di eccellenza destinato a veicoli elettrici e commerciali leggeri nel nord della Francia.

Infine, l’acciaieria di Caudan, nota come “Fonderie de Bretagne”, che impiega 400 operai, sarà soggetta a razionalizzazione. Anche se non si fa esplicito riferimento a esuberi, in totale saranno 4.600 i posti di lavoro in Francia interessati dalle misure di riorganizzazione, che comprenderanno riconversione ad altre mansioni, mobilità interna e dimissioni volontarie. A questi si aggiungeranno oltre 10mila tagli che verranno effettuati tra il personale Renault nel resto del mondo. La Casa ha deciso inoltre di congelare i suoi progetti di espansione in Russia, Romania e Marocco.

Il gruppo, è stato ancora detto,  punterà a portare in Francia nuove produzioni di modelli dei partner Nissan e del gruppo Daimler e da subito verrà costruito qui e non più in Cina un nuovo motore elettrico da 100 chilowatt.

Concertazione con autorità e parti sociali

“Per ora il piano è ancora una bozza – dice il presidente del Consiglio di Amministrazione di Renault Jean-Dominique Senard - vogliamo infatti che le nostre proposte siano oggetto di discussione con le autorità locali e le parti sociali, con cui sono stati già intrapresi i primi colloqui".

"Si tratta di un piano fondamentale per il futuro della nostra azienda, attraverso il quale vogliamo far sì che Renault raggiunga un alto grado di efficienza, e quindi di resilienza. Per questo c’è bisogno di confronto e concertazione con tutti gli attori coinvolti, oltre che del sostegno dei nostri partner dell’Alleanza”.

Per strategia e modelli si aspetta de Meo

Nessuna notizia invece sulle evoluzioni della gamma. Secondo le indiscrezioni la Casa starebbe valutando una forte sfoltita al portfolio modelli, con l’addio alle monovolume Espace e Scénic, un’ipotesi che sembrerebbe fondata dopo l’annuncio della riorganizzazione per l’impianto di Douai.

“Ogni decisione riguardante la nostra strategia di prodotto verrà comunicata in seguito, dopo essere stata definita assieme al prossimo amministratore delegato Luca de Meo”, ha dichiarato l’attuale ceo ad interim Clotilde Delbos. Il manager italiano, che entrerà in carica a partire dal prossimo primo luglio, dovrà decidere in che modo concretizzare le nuove linee guida della partnership con Nissan e Mitsubishi, recentemente presentate, secondo cui il brand francese sarà il riferimento dell'Alleanza nei segmenti A e B, in particolare per quanto riguarda i suv e le vetture elettriche.

Evoluzioni importanti potrebbero riguardare anche il brand sportivo Alpine, che terminata la produzione della A110 potrebbe anche cessare di esistere come marchio. “Si tratta di un nome che fa parte della nostra storia e aggiunge fascino a Renault. Al momento, tuttavia, la fabbrica di Dieppe non è efficiente, produce troppe poche auto per essere sostenibile economicamente. Assieme a Luca de Meo decideremo in che modo continuare a valorizzare il brand Alpine”, ha detto Delbos.

Una situazione critica

Renault ha chiuso il 2019 con vendite globali in calo del 3,4% e ha registrato la prima perdita in bilancio dal 2009, con un passivo di 141 milioni di euro. Come tutti i costruttori, la Casa francese è stata colpita duramente dall’epidemia di coronavirus: nel primo trimestre dell’anno le vendite globali sono crollate del 25,9%. Renault è reduce anche da una stagione travagliata per quanto riguarda la leadership, dopo l’arresto dell’ex numero uno Carlos Ghosn, e la rimozione da amministratore delegato Thierry Bolloré a ottobre 2019.

Renault, di cui lo stato francese possiede il 15% del capitale azionario, ha recentemente chiesto un prestito con garanzia pubblica di 5 miliardi di euro. Il governo ha tuttavia dichiarato che autorizzerà la garanzia sul finanziamento solo quando sarà trovato un accordo con i sindacati riguardo il programma di ristrutturazione.

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