Ultimo aggiornamento  02 dicembre 2020 20:07

Perché i conti Renault non vanno.

Alessandro Marchetti Tricamo ·

Renault ha annunciato nelle scorse ore il suo piano di trasformazione che ruota su un ritorno alla competitività passando per un risparmio di oltre 2 miliardi di euro in 3 anni (e una proposta di un taglio di quasi 15mila dipendenti).La situazione non è evidentemente facile (qui trovi tutte le informazioni). I buoni risultati del 2019 con un margine operativo del 6,7% e volumi in crescita sembrano oggi molto lontani. Più vicino il monito del ministro francese dell'economia, Bruno Le Maire: "Renault si sta giocando la sua sopravvivenza". Tutto è ora nelle mani di Luca de Meo che dal prossimo 1 luglio prenderà in mano il comando del marchio.

Come si è arrivati a tutto questo? In Francia hanno fatto presto a trovare il colpevole: Carlos Ghosn. L'ex numero uno dell'alleanza Renault-Nissan più Mitsubishi - ora in Libano dopo una fuga degna di un film dalla giustizia giapponese - ha sempre spinto sui volumi con l'obiettivo di conquistare la testa della classifica. Un primato che, per l'egocentrico manager nato in Brasile, era una coccarda da mettere al petto. “Il fine ha giustificato i mezzi e stiamo pagando il prezzo per questa politica ", ha più o meno affermato Clotilde Delbos, al momento direttore generale del marchio.

Le colpe però vanno cercate anche altrove. La pandemia certo ma Renault ad esempio non ha mai conquistato il segmento centrale dei mercati dove è presente: quello dei suv. La piccola Captur va bene ma non c'è nulla di più. Per i modelli di dimensioni maggiori, l'offerta è limitata alla Kadjar e alla Koleos, non proprio due modelli di successo, repliche senza convinzione delle Nissan Qashqai e X-Trail

Nulla da fare neppure per Megane schiacciata in Europa dalla regina Volkswagen Golf e sul mercato interno dalla rivale di sempre, Peugeot 308. Peggio ancora sulla fascia alta di prodotto - utile in particolare in Francia - dove la Talisman è una vettura antiquata in linee e contenuti tecnologici mentre la Espace prova a mantenere alta con poco successo la bandiera delle monovolume. Non a caso ora entrambe - probabilmente - usciranno dalla produzione. La corsa elettrica, altro punto centrale della strategia di Ghosn, è partita forse con tanto (troppo?) anticipo e non è arrivata ai risultati sperati. In Cina l'esperienza si è già chiusa e sarà limitata solo alle auto a batteria.

C'è poi l'integrazione con Nissan mai decollata. Aspetto che non ha consentito finora un consolidamento delle attività dei due marchi (tre aggiungendo Mitsubishi) ma piuttosto una duplicazione degli investimenti: su elettrico e guida autonoma - tecnologie fortemente drenanti di risorse - da sempre francesi e giapponesi sono andati ognuno per conto loro. L'integrazione sembra avviarsi, almeno a parole, in queste ore. Troppo tardi? Forse hanno ragione alcuni analisti francesi: "Nonostante le rassicurazioni avute negli anni scorsi, Renault dà sempre l'idea di essere perennemente in ritardo". Giudizio eccessivo ma ora toccherà a Luca de Meo rimettere l'orologio in avanti.

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