Ultimo aggiornamento  14 maggio 2021 16:58

Suzuki, risultati migliori del previsto.

Angelo Berchicci ·

Negativi, ma migliori di quanto previsto, i risultati economici di Suzuki. Nell’anno finanziario 2019, conclusosi a marzo, la Casa giapponese ha subito un crollo del 34% nei profitti, che si sono fermati a 1,8 miliardi di euro, il livello più basso dal 2016. Si tratta comunque di un dato migliore rispetto alla stima di 1,7 miliardi fatta da un gruppo di analisti in seguito alla crisi innescata dal coronavirus.

Dividendo speciale per l'anniversario

Nel 2019 il costruttore ha venduto 2,85 milioni di veicoli a livello globale, in calo del 14% rispetto all’anno precedente. In India, di gran lunga il primo mercato della Casa, le consegne sono diminuite del 18,1%, fermandosi a 1,44 milioni di unità. In Giappone la Casa ha venduto 672mila unità (-7,3%), mentre in Europa 262mila auto (-5,8%).

Nonostante ciò, la Casa ha annunciato la distribuzione di un dividendo di 48 yen (0,41 euro) per ciascuna azione. Si tratta di una cifra maggiore rispetto ai 37 yen (0,31 euro) dello scorso anno, che include anche un dividendo speciale per celebrare l’anniversario dei 100 anni dalla fondazione del brand. Una decisione che i mercati hanno apprezzato: dopo la pubblicazione dei risultati finanziari il valore dei titoli di Suzuki è cresciuto del 9%

La Casa, la cui produzione negli stabilimenti europei, giapponesi e indiani è da poco tornata a regime dopo l’emergenza legata al Covid-19, ha evitato di fare previsioni per il 2020, dichiarando che pubblicherà delle possibili stime relative all’attuale anno finanziario solo quando sarà più chiara l’entità della ripresa.

Occhi puntati sulle emissioni 

Al momento tutti gli sforzi di Suzuki in Europa sono volti a evitare pesanti multe a fine anno per via della media di emissioni di CO2, che nel 2018 era di 114,2 grammi per chilometro, tra le più alte (nel 2021 la normativa europea impone di raggiungere i 95 grammi). Questi numeri sono dovuti al basso livello di elettrificazione della gamma, che punta sull’ibrido leggero (il mild hybrid) e non presenta neanche un veicolo esclusivamente a batteria.

Per recuperare lo svantaggio Suzuki punta ad approfondire la collaborazione con il partner Toyota, che detiene il 5% del suo azionariato. Nei prossimi mesi sono quindi attese due nuove vetture: la prima sarà basata sulla Toyota Corolla Wagon, mentre la seconda sarà un suv derivato dalla Toyota Rav4. Con queste auto i modelli Suzuki condivideranno non solo il pianale ma anche le motorizzazioni full hybrid, attraverso cui la Casa spera di migliorare la sua performance in termini ambientali.   

La partnership tra i due costruttori giapponesi verrà sfruttata anche in India, dove Suzuki ha un ruolo dominante grazie al brand Maruti. Toyota costruirà nel suo stabilimento di Kirloskar la Vitara Brezza, un suv compatto commercializzato con marchio Suzuki, oltre a un minivan che verrà sviluppato congiuntamente.

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