Ultimo aggiornamento  26 ottobre 2020 22:58

Renault-Nissan, ripartire dall'Alleanza.

Angelo Berchicci ·

Per l’Alleanza tra Renault, Nissan e Mitsubishi si avvicina un momento cruciale. Mercoledì 27 maggio i tre costruttori riveleranno le misure che intendono intraprendere per ridare slancio alla cooperazione, dopo le fratture seguite all’arresto dell’ex numero uno dell'Alliance Carlos Ghosn e le turbolenze legate agli equilibri di potere tra Nissan e Renault. Il giorno successivo i due gruppi comunicheranno anche i rispettivi piani per un drastico taglio dei costi, dopo i risultati negativi già prima della pandemia.

Le prospettive

Secondo le indiscrezioni, le misure dovrebbero confermare la validità di un'alleanza ventennale e approfondire l’integrazione, con una maggiore condivisione di tecnologie, piattaforme e powertrain. Grande attenzione sarà messa sui futuri prodotti, i quali potrebbero vedere la creazione di un team congiunto che lavori di concerto con i reparti sviluppo delle singole Case.

Per massimizzare il rendimento degli investimenti, i costruttori dovrebbero concentrarsi sui mercati a loro più favorevoli: Renault, che in Cina non ha ottenuto i risultati sperati, si focalizzerà sull’Europa. Nissan invece potrebbe rimanere nel Vecchio Continente solo con alcuni modelli di punta come i suv Juke e Qashqai, e orientarsi maggiormente verso il mercato cinese e nord-americano. Mitsubishi dal canto suo punterebbe a rafforzare la sua posizione in Medio Oriente e nel Sud Est Asiatico.

Cambiamenti necessari

Sono in molti a sostenere che alleanze e fusioni avranno un ruolo ancora più importante nel periodo post-crisi, soprattutto per Renault e Nissan (Mitsubishi ha un peso minore, sia in termini finanziari che di volumi). Missione non facile. In un commento al Japan Times, l’analista Seiji Sugiura del Tokai Tokyo Research Center ha dichiarato che “gestire l’Alleanza è un dilemma. Da un lato le due Case hanno bisogno di intensificare l’integrazione, per massimizzare le sinergie e quindi ottenere i risparmi di cui necessitano. Dall’altro, concentrarsi sulla partnership potrebbe distogliere forze ed efficacia ai rispettivi processi di ristrutturazione interna”.

Per Jean-Louis Sempe, analista presso la società Invest Securities di Parigi, “così come è adesso l’Alleanza non funziona. E’ fragile, inefficiente e incompleta per quanto riguarda i modelli, perché le Case non collaborano abbastanza. Il mercato non la premia e il pubblico non capisce come funziona, insomma dei cambiamenti sono necessari”.

I piani di ristrutturazione

L’emergenza innescata dal virus Covid-19, che ha portato all'interruzione della produzione e al crollo della domanda, ha colpito duramente tutti i costruttori, compresi Renault e Nissan. Nel primo trimestre dell’anno le vendite della Casa francese sono crollate del 25,9%, mentre il brand giapponese ha annunciato perdite significative nell’anno fiscale terminato a marzo, rimandando la pubblicazione dei risultati da aprile a fine maggio.

A gestire il piano di ristrutturazione di Renault, messo a punto dall’attuale ceo ad interim Clotilde Delbos, ci sarà dal primo luglio il nuovo amministratore delegato Luca de Meo. Secondo le indiscrezioni il manager italiano dovrebbe attuare un programma di tagli per 2 miliardi di euro nel corso di tre anni, che porterebbe a una drastica diminuzione del portfolio prodotti (i modelli potrebbero passare da circa 50 a 26).

Renault, che ha chiuso il 2019 con vendite globali in calo del 3,4% e ha registrato la prima perdita in bilancio dal 2009 con un passivo di 141 milioni, potrebbe anche optare per la chiusura di tre o quattro stabilimenti francesi.

Il piano di rilancio di Nissan, il cui primo effetto è la fine del marchio Datsun, prevede di risparmiare 2,5 miliardi di euro nei costi fissi e di ridurre la produzione dagli attuali 7 milioni di automobili all’anno a 5,5 milioni.

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