Ultimo aggiornamento  27 maggio 2020 00:56

Post emergenza: il piano "Italia shock".

Marina Fanara ·

Procedure semplificate per far ripartire al più presto i cantieri strategici per la ripresa dell'Italia. Lo ha ribadito il premier Giuseppe Conte in Parlamento, accogliendo l'istanza di Italia Viva (Iv) che già lo scorso autunno, a Torino, aveva presentato un programma per sboccare i 120 miliardi di euro stanziati dal governo per realizzare opere fondamentali per l'economia del Paese.

A disposizione 120 miliardi

"Si chiama Italia Shock ed è un piano che punta a semplificare quella gran mole di burocrazia che blocca e rallenta le opere pubbliche", ci spiega Raffaella Paita, deputato Iv e relatore del testo, "ci sono a disposizione 120 miliardi di euro per le nuove opere, risorse pubblico-private per esempio di Autostrade, Ferrovie dello Stato e Anas. Si tratta di spenderli seguendo un modello agile, snello, commissariale sulla falsa riga di quanto è stato fatto per Expo a Milano e il nuovo ponte di Genova".

Il premier Conte ha promesso che il capitolo sblocca cantieri sarà inserito in un prossimo decreto su cui il governo starebbe già al lavoro. "A noi non interessa quale sarà lo strumento legislativo, l'importante è fare bene e subito", sottolinea l'onorevole Paita, "perché  intendiamoci: semplificazione non vuol dire derogare ai controlli, anzi. Noi proponiamo le conferenze dei servizi che servono, a seconda dell'opera da realizzare, ad avere un contatto continuo col territorio interessato in modo da individuare subito gli eventuali problemi con tutti i controlli che servono".

Il ritardo italiano

Il piano shock di Italia Viva richiede anche il ripristino delle strutture tecniche di missione istituite con apposito decreto durante il governo Renzi e poi cassate nel Conte 1. "Si tratta di uno strumento agile per semplificare l'avvio dei cantieri ritenuti strategici e al tempo stesso operare una stretta vigilanza in ogni fase di realizzazione dell'opera", spiega Paita, "chiediamo che vengano immediatamente ripristinate quelle dell'edilizia scolastica e contro il dissesto idrogeologico, settori che necessitano da tempo di interventi urgenti. Ricordiamoci che l'Italia è in enorme ritardo sulle infrastrutture, non solo per quanto riguarda le strade e i sistemi di trasporti, ma anche per i porti e aeroporti, scuole e difesa del territorio".

Il piano per sbloccare i cantieri prevede un modello simile a quello di Genova tra cui una deroga dell'intero processo a un commissario designato, uno snellimento della procedura di progettazione eliminando il passaggio intermedio (quello definitivo, lasciando solo il preliminare e l'esecutivo) e garantire tempi stretti per gli eventuali ricorsi, anche rimandandoli a fine lavori quando si tratta di opere urgenti. 

"Fare presto e subito"

Ci sono resistenze? "Qualcuno, anche nel governo, si oppone perché teme lacune nei controlli o per lo meno vorrebbe limitare questo modello solo a poche opere improcrastinabili", ci spiega il deputato Iv, "ma l'Italia sconta un tale ritardo nelle infrastrutture da essere tutta un'urgenza". Ma quali sono i cantieri che dovrebbero aprire subito? " Non abbiamo preclusioni, basta muoverci". 

La lista è comunque e coinvolge l'intera penisola: dalla gronda alla diga del porto di Genova, all'autostrada tirrenica, la Asti-Cuneo, la 106 Jonica (di cui sono appena iniziati i lavori per il terzo megalotto), la Pontremolese, fino ad arrivare in Sicilia che aspetta da tempo immemore il completamento autostradale e il potenziamento di linee ferroviarie e dell'alta velocità.

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· di Redazione

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