Ultimo aggiornamento  14 agosto 2020 08:05

ACI, 2020 “annus horribilis” per l’auto.

Redazione ·

Il mercato auto in Italia toccherà nel 2020 il livello più basso dall’inizio del secolo. A dirlo le statistiche dell’Automobile Club d’Italia che fotografano l’andamento del fenomeno nel nostro Paese nei primi mesi dell’anno in corso.

A marzo e aprile – durante il  “lockdown” a causa della pandemia di coronavirus - sono stati immatricolati in Italia 370mila veicoli in meno (-80%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le auto sono state 300mila. La flessione – seppur con qualche miglioramento dovuto alla riapertura di alcune attività – dovrebbe proseguire anche in maggio.

Secondo le stime dell’ACI, il 2020 vedrà un risultato complessivo nelle prime iscrizioni di vetture nuove inferiore a 1,6 milioni, dato rilevato l’ultima volta nel 2013.

Evidente come sia la situazione generale a invitare i consumatori alla prudenza negli acquisti, anche in attesa che il governo vari un sistema di incentivi che aiutino la ripresa del mercato. Una soluzione invocata da tutte le componenti del settore, con l’Automobile Club in prima fila. A questo proposito si fa notare come l’anno record per le prime iscrizioni di auto nuove sia stato il 2007 (2.516.276 unità), proprio grazie alla politica di incentivazione.

Sud e ambiente penalizzati

La situazione generale avrà ripercussioni anche dal punta di vista ambientale. Col rallentamento del mercato del nuovo aumenta infatti anche l’età media delle vetture in circolazione, già oggi di 11 anni e 5 mesi. In Italia 1 auto su 5 ha più di 18 anni (classi Euro 0,1,2) ed è quindi fortemente inquinante.

Il calo generalizzato  influisce poi sulle immatricolazioni di ibride ed elettriche, che nel periodo 2015/2019 hanno goduto dell’agevolazione degli ecoincentivi. In risalita, invece, nei primi mesi dell'anno, gli acquisti delle auto a gasolio che hanno toccato il 41% del totale (dato Anfia).

Le regioni maggiormente penalizzate saranno quelle del sud del Paese che già oggi presentano un indice trasferimenti/prime iscrizioni (il rapporto tra il numero di auto usate e nuove vendute) molto più alto rispetto alla media nazionale. In Italia, per ogni vettura nuova acquistata ne vengono comperate 1,6 usate, ma al sud questo dato raggiunge le 3,6 unità. Nel meridione circolano le vetture più inquinanti: qui le Euro 0-1-2-3 costituiscono il 44,5% del totale. La media nazionale è del 32,5%.

La fotografia dell’Italia

Al di là dell’emergenza portata dalla pandemia di coronavirus, ACI rende noti i dati relativi al settore automobilistico nel nostro Paese nel 2019 attraverso le sue pubblicazioni “Annuario statistico 2020” e “Autoritratto 2019”.

Sfogliando questi numeri vediamo come la media nazionale del rapporto autovetture/popolazione sia pari a 655 auto ogni 1.000 abitanti (dato che sale a 868 prendendo in considerazione tutti i veicoli).

Nelle città mediamente circolano 643 auto ogni 1000 persone: il valore massimo a L’Aquila (776) e Frosinone (775), il minimo a Venezia (424), Genova (469) dove sono molto usati i motocicli e Milano (501), grazie all’efficienza del Tpl e alla diffusione di altre forme di mobilità.

L’Annuario Statistico dell’ACI fotografa anche i costi sostenuti dagli italiani per l’automobile: nel 2019 sono stati spesi 155 miliardi di euro, sostanzialmente in linea con l’anno precedente (+0,3% a prezzi costanti). L’esborso maggiore (49 miliardi) riguarda l’acquisto, seguito da carburante (39 miliardi) e manutenzione (26 miliardi). Quest’ultimo è un dato in crescita, come le voci relative a pneumatici, parcheggi e pedaggi autostradali. In leggera diminuzione acquisto e premi rca.

Anche la componente fiscale dei trasporti, lo scorso anno pari a 65 miliardi di euro, è risultata in linea con il 2018: l’entrata maggiore per l’erario è stata per la vendita dei carburanti (circa 35 miliardi), seguono l’Iva per l’acquisto del veicolo (circa 8,5 miliardi), e la tassa automobilistica (6,7 miliardi).

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