Ultimo aggiornamento  27 ottobre 2020 01:43

Detroit riparte.

Paolo Borgognone ·

Dopo otto settimane di inattività, lunedì 18 maggio le fabbriche in Michigan dei tre grandi costruttori Usa, Fca, General Motors e Ford, si rimettono in moto. Si tratta di una ripartenza per gradi, attuata con estrema cautela e tenendo sotto controllo la situazione sanitaria sia all’interno degli impianti che a livello generale.

L’industria automobilistica americana rappresenta il 4% della ricchezza nazionale e dà lavoro a centinaia di migliaia di persone. Gm, Ford e Fiat Chrysler Automobiles si sono detti certi di aver sviluppato protocolli adeguati per proteggere salute e sicurezza dei loro dipendenti, anche sfruttando le esperienze maturate in altri Paesi, come la Cina – dove gli impianti sono riaperti già da tempo – e anche in Europa, dove il processo si è rimesso in moto in anticipo rispetto agli Usa. Utili anche le esperienze fatte in quelle fabbriche che in piena emergenza coronavirus sono state riconvertite per realizzare attrezzature mediche, come i ventilatori polmonari.

I controlli sanitari concordati

Oltre a fornire le protezioni personali, le aziende si sono impegnate con il sindacato Uaw a installare nelle fabbriche Ford e General Motors delle termocamere che rilevano la temperatura corporea, mentre Fca fornisce strisce termometriche ai dipendenti per controllarsi quotidianamente due ore prima di presentarsi sul posto di lavoro.

“In questo periodo nelle nostre strutture rimaste operative non abbiamo avuto alcuna trasmissione della malattia", ha dichiarato Gerald Johnson, responsabile globale della produzione di General Motors. Il sindacato dei metalmeccanici Uaw – che sta spingendo affinché tutti i lavoratori siano sottoposti a controlli via tampone –  ha confermato che mercoledì 8 maggio, un dipendente Fca, tornato in fabbrica allo Sterling Heights per preparare la riapertura, è stato messo in quarantena domiciliare dopo essere risultato positivo al Covid-19. Non è chiaro dove il dipendente abbia contratto il virus: sia lui che i colleghi indossavano sul lavoro maschere e occhiali di sicurezza.

Ai dipendenti sono stati consegnati a casa – durante il “lockdown” – dei kit con detergenti per le mani e set di mascherine da utilizzare anche al di fuori delle fabbriche. 

Avanti per gradi

Le aziende hanno quindi intenzione di riaprire ma con turni ridotti, almeno per le prime settimane. I più determinati sembrano essere quelli di General Motors che hanno dichiarato l’obiettivo di riportare i turni ai livelli pre-pandemici entro il 15 giugno, "se ci fosse domanda sufficiente”, ha detto il portavoce della compagnia Dan Flores.

Ford ha intenzione di accelerare ma più gradualmente: gli impianti dove prima dello stop si lavorava su tre turni torneranno attivi con due, mentre la maggior parte ne avrà all’inizio uno solo.

Il ceo di Fca, Mike Manley, ha dichiarato la scorsa settimana che il “ramp-up” potrà variare a seconda delle necessità delle varie fabbriche e della domanda.

Filiera attiva

La riapertura in Michigan avviene anche in sinergia con i fornitori e il suo successo dipende dal funzionamento della filiera di approvvigionamento delle componenti da assemblare e che ha già in buona parte ripreso a lavorare sia in territorio Usa che al di fuori. Il presidente della repubblica messicana Andrés Manuel López Obrador ha confermato che l’industria del suo Paese – che fornisce circa il 40% dei pezzi ai costruttori Usa - sarà libera di operare proprio dal 18 maggio. "Sappiamo – ha detto un portavoce di General Motors - che la capacità di avviare le operazioni dipende da molti fattori. Il motto è: siamo bravi solo come il nostro fornitore più debole".

Al di fuori di “Motor City”, come viene chiamata Detroit, la produzione Usa si è già rimessa in moto. Tra i primi stabilimenti a riaprire – a fine aprile - quello di Daimler in Alabama, mentre Hyundai, Honda e Toyota hanno riaperto l’8 maggio. Tesla ha sfidato la settimana scorsa le autorità californiane, ancora alle prese con il “lockdown”, riprendendo l’attività. Domenica 17 cancelli aperti all’impianto Volkswagen in Tennessee, mentre Nissan non ha ancora fatto sapere quando intende tornare al lavoro nei suoi due stabilimenti in Mississipi e Tennessee.

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