Ultimo aggiornamento  10 luglio 2020 19:23

Tre auto dal passaporto insolito.

Angelo Berchicci ·

Quando si parla di industria automobilistica si pensa ai principali Paesi europei, oltre a Stati Uniti, Cina e Giappone. In passato, tuttavia, non sono mancati i casi di brand nati in Paesi diversi rispetto ai tradizionali produttori di auto. Vediamo tre esempi di costruttori dall’insolita nazionalità, che nella loro breve esistenza hanno dato vita a vetture particolari.

Monteverdi

La nascita di questa Casa svizzera si deve in buona parte - come per Lamborghini, De Tomaso e Bizzarrini - al carattere difficile di Enzo Ferrari. Il suo fondatore, Peter Monteverdi, uno storico importatore di supercar, decise di creare una sua azienda dopo aver litigato con il Commendatore. “Ferrari insisteva perché acquistassi 100 auto tutte assieme, pagandole in anticipo. Non eravamo preparati per una richiesta del genere e Ferrari si rivolse a un altro importatore, nonostante io importassi le sue auto da quando avevo 21 anni. Così decisi che avrei costruito una mia vettura sportiva”, dichiarò a suo tempo l’imprenditore svizzero.

La Monteverdi nacque nel 1967 a Binningen, nelle vicinanze di Basilea. L’azienda diede vita alla High Speed, una famiglia di vetture di lusso che includeva vari modelli, con carrozzeria coupé 2 posti, 2+2, convertibile e persino berlina. La prima auto prodotta fu la granturismo High Speed 375 S, la cui carrozzeria era disegnata e realizzata da Pietro Frua, a Torino. Negli stabilimenti svizzeri della Casa le scocche venivano montate su un telaio tubolare in acciaio progettato dallo stesso Monteverdi, che per la meccanica si affidò a un V8 Chrysler da 7,2 litri e 375 cavalli.

Grazie alla linea elegante e agli interni lussuosi l’accoglienza fu buona: per il 1969 gli ordinativi superarono le cento unità, numeri troppo alti per una produzione artigianale come quella della carrozzeria Frua. Monteverdi si rivolse quindi alla Fissore di Savigliano, che produsse e disegnò la carrozzeria dei modelli successivi, dopo che una contesa legale impedì l’utilizzo del design realizzato da Frua. Monteverdi realizzò anche una versione a quattro porte della prima Range Rover, prima che la Casa rendesse disponibile questa tipologia di carrozzeria. L’azienda chiuse nel 1984, e la fabbrica svizzera venne trasformata in un museo.

IKA Torino

Nata nel 1956 nella provincia di Còrdoba, la Industrias Kaiser Argentina (IKA) si è dedicata soprattutto a produrre veicoli delle statunitensi Kaiser Motor e AMC. A partire dal 1961 il costruttore iniziò a interessarsi all’idea di creare una vettura interamente argentina. Grazie alla partnership con l’AMC la Casa mise a punto una piattaforma che si poneva come un ibrido tra quelle della AMC Rambler Classic e della Rambler American. Di quest’ultimo modello l’auto riprendeva anche il design, lievemente modificato grazie al contributo di Pininfarina (da cui il nome IKA Torino).

La vettura venne presentata nel 1966 ed era disponibile sia in versione berlina che coupé. L’auto, che sfruttava motori derivati da quelli Jeep e AMC, divenne molto popolare in Argentina e venne prodotta fino al 1975 con il marchio IKA e fino al 1981 con quello di Renault (nel 1975 la IKA, ormai in bancarotta, fu acquistata dalla Casa francese e trasformata nella sua filiale argentina).  

Anche il campione argentino di Formula 1 Juan Manuel Fangio possedeva un esemplare di IKA Torino, andato all'asta recentemente. Inoltre l'auto venne acquistata per motivi di propaganda e vicinanza politica al Paese anche da leader come Fidel Castro e Leonid Breznev. La IKA Torino ebbe un ruolo importante nel motorsport, non solo argentino: nel 1969 riuscì a ottenere un quarto posto alla 84 ore del Nurburgring. L’auto venne utilizzata come base dall’azienda Lutteral, che ne realizzò diverse versioni potenziate e con carrozzerie e interni profondamente modificati, dando vita alla Lutteral Comahue

Bricklin SV1

La SV1 fu la prima e unica vettura realizzata dall'azienda canadese di proprietà dell'imprenditore statunitense Malcolm Bricklin, ex importatore della Subaru negli Stati Uniti. Grazie a un finanziamento dello Stato canadese del Nuovo Brunswick, l'auto iniziò ad essere assemblata nella città di Saint John nel 1974, in un ex stabilimento Renault, per poi cessarne la produzione nel 1976 quando l'industria finì in amministrazione controllata. Nonostante la Bricklin fosse un’azienda canadese, la SV1 non era omologata nel Paese, e tutti i 2.854 modelli prodotti furono venduti sul mercato statunitense.

L’obiettivo di Bricklin era quello di dare vita all’auto più sicura al mondo (il nome SV sta per “Safety Vehicle”, ovvero “veicolo di sicurezza”). La cellula dell’abitacolo era studiata per proteggere al meglio gli occupanti in caso di impatto, mentre il serbatoio era inserito all’interno di un roll bar. L’auto, una coupé a 2 posti, presentava portiere che si aprivano ad ali di gabbiano e paraurti “ammortizzati” tramite un cuscinetto d’aria, che permetteva di assorbire gli urti alle basse velocità. Secondo quanto affermato da Bricklin, l’auto era volutamente priva di posacenere, perché fumare mentre si era al volante contribuiva a distrarre il guidatore.

La carrozzeria era costruita prevalentemente in vetroresina. Come propulsore venne inizialmente impiegato un V8 AMC da 220 cavalli, ma nel 1975 venne sostituito da un V8 Ford da 175 cavalli. Il mezzo soffriva però di numerosi difetti di progettazione, come le portiere troppo pesanti e non impermeabilizzate, la carrozzeria fragile e un impianto elettrico che faceva registrare numerosi malfunzionamenti. 

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