Ultimo aggiornamento  12 luglio 2020 16:08

Ferrari, chi è Carlos Sainz.

Umberto Zapelloni ·

È ufficiale: Carlos Sainz è il nuovo pilota della Ferrari. Dalla prossima stagione, l'ormai ex McLaren, sostituirà il partente Sebastian Vettel. Ecco l'identikit del 25enne spagnolo.

Baby Sainz è un figlio di papà che si è fatto largo da solo, nonostante il cognome gli abbia aperto molte porte all’inizio della carriera, quando ancora doveva capire se seguire la strada del padre nei rally o buttarsi in pista. La decisione l’ha presa nel 2005 quando papà lo ha portato a vedere il Gran Premio di Spagna. Aveva 11 anni, tornando a casa ha sostituito le foto di papà, due volte campione dello mondo dei rally (e poi tre volte vincitore della Dakar, l’ultima l’inverno scorso a 55 anni) con quelle di Fernando Alonso. “Papà da grande voglio fare l’Alonso” ha detto a Carlos senior che aveva capito da tempo le intenzioni del suo unico figlio maschio. “Quando avevo due anni una volta papà tornò a casa e mi vide fare derapate e tondi con la mia macchinina a batteria. Non me lo aveva insegnato nessuno. L’ha capito che mi aveva trasmesso il suo dna da corsa”.  Quello lo ha preso da dal padre, dalla mamma, invece, il carattere più aperto.

Competizione nel sangue

Papà Carlos però è un papà estremamente competitivo. Tennis, squash, paddle, golf: vuole vincere sempre lui. Carlos jr racconta che una volta andarono insieme a fare un corso di guida sul ghiaccio e quando dopo aver girato tutto il giorno in pista il baby ha cominciato ad avvicinarsi ai tempi di papà, Carlos senior ha detto: “Bene adesso facciamo un giro solo in senso contrario e vediamo come va”. Il baby si prese 4” e capì che quel papà era meglio non sfidarlo. È divertente sentire il figlio raccontare come ha seguito la Dakar del padre lo scorso inverno.”Lo sentivo tutti i giorni e gli facevo un sacco di domande, quando attacchi? Non rischiare non ti serve? Tratta bene la tua auto, esattamente come fa lui quando viene da me nel paddock”. Papà è un tipo ingombrante, segue direttamente la sua carriera, ma non è un Verstappen. E poi sa bene che cosa significhi correre per una squadra italiana visto che ha gareggiato con il Jolly Club e con la Lancia.

Sulle orme di Fernando

Baby Sainz compirà 26 anni a settembre, ma ha già 5 stagioni e 102 gran premi alle spalle. Ha fatto esperienza di fianco a compagni scomodi come il primo Verstappen, Hulkenberg e Norris. Ha perso il posto in Red Bull (nel senso che non è stato promosso dopo gli anni in Toro Rosso), lo ha riperso in Renault, ma l’anno scorso in McLaren dove sostituiva un certo Fernando Alonso, ha disputato la sua miglior stagione. Sesto nel mondiale, primo dei comuni mortali. Ha conquistato il suo primo podio (senza salirci, purtroppo perché arrivato dopo la squalifica di Hamilton in Brasile). Ogni anno ha fatto sempre un po’ meglio di quello precedente. 

"L'anno scorso ha fatto una stagione molto buona. Non era facile, dovendo sostituire un campione come Alonso alla McLaren, ma gli ho visto compiere un grosso passo avanti. È stato maturo, costante e non ha commesso errori. Ha fatto belle partenze e inizi gara all'attacco. Qualche volta ha avuto anche sfortuna, perdendo punti importanti in almeno tre gare, fra cui Monza e Singapore, tamponato da Hulkenberg", ha detto papà nei giorni scorsi a La Gazzetta dello Sport.

Rosso spagnolo

Diventerà il terzo spagnolo di Maranello dopo De Portago (1956-1957) e Fernando Alonso (2010-2014). La Ferrari si ritroverà con uno junior team, il primo dal 2007 senza un campione del mondo. Quella volta finì con Kimi campione. Sainz che parla bene anche italiano, sa che dovrà far da spalla a Leclerc che è più giovane, ma sa anche che le chance che avrà in Ferrari non le avrebbe potute ottenere restando in McLaren.

Il treno rosso passa solo una volta nella vita ed è meglio acchiapparlo al volo. Si parla di 7/8 milioni d’ingaggio, un bel risparmio anche per Maranello che a Vettel ne dava 40 e a Ricciardo, passato proprio alla McLaren, avrebbe dovuto versarne almeno una dozzina. Senza contare che Daniel sarebbe stato meno malleabile e quindi meno gradito a Nicholas Todt, anche lui figlio di papà, ma soprattutto manager sempre più ingombrante.

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