Ultimo aggiornamento  05 agosto 2020 22:15

Suv di lusso, i primi esperimenti.

Angelo Berchicci ·

Il primo esempio di unione tra un brand del lusso e un veicolo a ruote alte si ebbe nel 1986, con l'estremo Lamborghini LM 002. Difficile però definirlo un suv nell'accezione moderna: si trattava infatti di un vero e proprio fuoristrada, derivato da un veicolo militare, e prodotto in soli 300 esemplari. 

I suv ad alte prestazioni sono diventati una realtà consolidata solo dopo parecchi anni. Oggi Porsche, Lamborghini, Maserati, Aston Martin, Rolls Royce e Bentley hanno arricchito la loro gamma con un modello a ruote alte, e persino Ferrari progetta di svilupparne uno, conosciuto con il nome di “Purosangue”. Prima che questa tipologia di vetture si diffondesse alcuni brand avevano proposto, senza successo, una ricetta simile.

Fornasari 

La Fornasari è stata una casa automobilistica italiana fondata a Vicenza nel 1999 da Giuseppe Fornasari, specializzata nella costruzione di auto sportive e suv di lusso. Nei 16 anni in cui ha operato (è stata dichiarata fallita nel 2015) ha creato vetture estremamente originali, come la Fornasari 99, che poteva essere equipaggiata o con propulsori Chevrolet V8 con potenze comprese tra i 500 e i 700 cv, o con motori 3.0 V6 Turbo Diesel con potenze a partire dai 250 cv. 

Degna di nota anche la RR600, un suv a tre porte con carrozzeria in vetroresina e carbonio, progettato per essere la versione stradale di un fuoristrada da rally raid, e il Tender, che nel design esterno e nei materiali dell’abitacolo si ispirava a uno yacht. Il carattere totalmente artigianale dell’azienda permetteva ai proprietari di personalizzare ogni dettaglio delle auto. Non sappiamo quante vetture abbia venduto il brand nel corso della sua breve vita, ma presumibilmente la produzione è stata molto limitata.

Spyker D8

Al Salone di Ginevra del 2006 il costruttore olandese Spyker presentò la D12, prototipo di un suv che, come da tradizione per l’azienda, sfoggiava un look estremamente eccentrico. L’auto era dotata di quattro poltrone singole, le portiere posteriori si aprivano controvento, e il motore era un W12 Volkswagen. La seconda parte del nome, "Peking-to-Paris”, voleva omaggiare la partecipazione di Spyker alla famosa Pechino Parigi del 1907.

L’auto sarebbe dovuta entrare in produzione l’anno successivo, ma alcune mosse avventate, come l’acquisizione del team di Formula 1 Midland, fecero entrare in crisi la Casa. Il progetto del suv di lusso venne “congelato” e l’azienda fu costretta ad annullare i primi ordini e restituire le caparre. Nella speranza di ridurne il costo e renderne possibile la produzione, il ceo Victor Muller dichiarò che la vettura avrebbe abbandonato il W12 per adottare un più economico V8, per cui il nome sarebbe stato cambiato in D8.

Dopo essere riuscito a salvarsi dal fallimento, nel 2015 il costruttore olandese ha stretto un contratto con la Koenigsegg, che ha fornito il V8 da 525 per la nuova sportiva Spyker C8 Preliator. In quell’occasione il ceo affermò che la Spyker D8 sarebbe stata finalmente pronta per il 2018 sotto forma di vettura ibrida plug-in, mossa dallo stesso V8 Koenigsegg accoppiato ad un propulsore elettrico. Il progetto, tuttavia, non ha mai visto la luce.

Bentley Dominator

La Bentayga del 2016 è stata la prima vettura a ruote alte prodotta in serie della Bentley, ma non, come molti credono, il primo suv in assoluto della Casa britannica. Nel 1994, infatti, il costruttore aveva presentato il concept della Dominator, una fuoristrada che sfruttava la piattaforma della seconda serie di Range Rover. Bentley non aveva previsto l’entrata in produzione dell’auto, ma dovette cambiare idea quando ricevette una richiesta indeclinabile da uno dei suoi più facoltosi clienti: il sultano del Brunei.

Il monarca, proprietario di una collezione di circa 5mila auto, era anche un grande appassionato di Bentley e Rolls Royce, all’epoca proprietaria della Casa di Crewe. Vista la situazione non florida in cui versava l’azienda, il sultano propose di acquistare 6 esemplari del fuoristrada, a patto che fosse stato l’unico cliente al mondo a ricevere la vettura, offrendo 4,6 milioni di dollari (4,2 milioni di euro) per ciascuna auto.  

Il mondo seppe dell’esistenza di queste vetture solo nel 1998, quando la testata Autocar si imbatté in due esemplari che stavano per essere caricati su un cargo diretto nel Brunei. In quell’occasione furono scattate le pochissime foto che oggi abbiamo della Bentley Dominator, tenuta segreta come la maggior parte della auto del sultano. Autocar non fu in grado di risalire ai dettagli tecnici della vettura, forse spinta da un V8, probabilmente il 3.9 litri Range Rover o il 6.75 litri Bentley.

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