Ultimo aggiornamento  04 febbraio 2023 18:47

F1, tutta la storia: gli anni '60.

Umberto Zapelloni ·

Negli anni Sessanta in Formula 1 si disputarono 100 gran premi. Cifra tonda. Nel 1960 per l’ultima volta fu inserita in calendario la 500 miglia di Indianapolis anche se, proprio in quegli anni, piloti e costruttori cominciarono a interessarsi alla corsa americana organizzando costose spedizioni oltre oceano, tanto che Graham Hill e Jim Clark, due dei simboli di quest’epoca, andarono a conquistare la 500 miglia.

Gli anni di Lotus

Anche nei motori, come nella musica e nella moda (ricordate la minigonna?) l’Inghilterra divenne il centro del mondo. Sono gli anni delle squadre inglesi, quelle che Enzo Ferrari chiamava garagisti perché assemblavano motori e telai e non si facevano tutto in casa come la Scuderia di Maranello. La dominatrice dell’epoca con 36 vittorie, quasi il triplo rispetto alla Ferrari, fu la Lotus figlia del genio di Colin Chapman, il Ferrari d’Inghilterra.

Chapman trovò in Jim Clark la sua punta di diamante e lo scozzese lo ripagò con la fedeltà assoluta correndo in carriera solo con le sue creature, arrivando a contarne 23 tra monoposto e vetture sport e morendo al volante di una Formula 2 nel 1968 a Hockemheim. Clark è stato il simbolo degli anni Sessanta, l’anello di congiunzione tra la vecchia generazione dei Fangio e i piloti moderni con aerei privati, attivissima vita sociale e ingaggi che cominciavano a diventare proporzionati con la popolarità di uno sport in grande ascesa. Jim vinse  25 gare, ma solo due titoli mondiali, come Graham Hill e Jack Brabham che ancora oggi è l’unico pilota ad aver conquistato un titolo guidando un’auto che portava il suo nome.

Ferrari all'americana

Ferrari riuscì a battere la concorrenza inglese due volte con Phil Hill, primo americano a diventare campione e John Surtees, rimasto l’unico ad aver conquistato un mondiale prima con le moto e poi con le auto. L’uomo che ha realizzato il sogno di Valentino Rossi.

All'insegna della sicurezza

A fine anni Sessanta cominciò a splendere la stella di Jackie Stewart, un altro scozzese, amico di Jim Clark di cui divenne l’erede. Con Stewart la Formula 1 entrerà in una nuova era inseguendo con tutte le sue forze la sicurezza delle auto e delle piste. Stewart aveva visto morire troppi amici in pista e lui stesso era rimasto imprigionato per un’eternità nella sua auto dopo un incidente a Spa per non cominciare a pensare alla sicurezza di tutto il carrozzone. Molti piloti di oggi gli devono la vita. 

Gli anni Sessanta sono anche quelli del passaggio dei motori da 1.500 a 3.000 centimetri cubici con un raddoppio della potenza. Tanto che poterla sfruttare tutta comparvero i primi grandi alettoni posteriori. Sono anche gli anni un cui le vetture che prima portavano solo i colori nazionali, cominciano a ospitare le scritte degli sponsor. La Lotus di Colin Chapman comincia un legame con le industrie di tabacco che non è finita neppure oggi nonostante tutti i divieti.

Nomi e numeri del decennio

Campioni del mondo (7): Clark (2), G.Hill (2), Brabham (2), Stewart, Surtees, Hulme, P.Hill

Vincitori (20 più uno a Indianapolis): Clark (25); G.Hill (14); Brabham (11), Stewart (11), Surtees (6), Hulme (5), Gurney (4), Moss (4), P.Hill (3), Ickx (3), McLaren (3), von Trips (2), Baghetti, Bandini, Ginther, Ireland, Rindt, Rodriguez, Scarfotti, Siffert.

Scuderie vincitrici (10): Lotus (36), Ferrari (13), Brabham (12), BRM (12), Cooper (9), Matra (9), McLaren (4), Honda (2), Eagle (1), Porsche (1).

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