Ultimo aggiornamento  26 settembre 2020 04:09

Citroën Karin, una piramide su ruote.

Elisa Malomo ·

Nell'industria dell'auto, le concept car sono progettate quasi sempre per definire nuovi concetti da applicare un giorno ad auto di serie. Altre volte sono puri esercizi di stile per dar vita a qualcosa di memorabile e generare l'effetto “wow” , o in francese “oh là là” come è accaduto al Salone di Parigi del 1980.

Quell'anno Citroën, non avendo alcuna novità da esibire sotto i riflettori della rassegna parigina, dà carta bianca al centro stile per la progettazione di un prototipo che calamitasse le attenzioni dei partecipanti e della stampa; un prototipo in grado di incarnare l'estetica industriale del futuro.

È così che il designer italo-inglese Trevor Fiore, che assume il cognome della madre proprio perché il mondo del design e dello stile è dominato da italiani, firma la Citroën Karin, coupé dalla forma trapezoidale, prodotta dalla carrozzerie Coggiola di Torino. "Excursion dans l'innovation", recita lo slogan.

Prototipo puro

Il marchio francese non è estraneo a questo genere di ricercatezza stilistica: nel corso degli anni ha firmato concept car come la C10 (1953) e la Zabrus (1986), ma non si era mai spinto oltre come nel caso della Karin. L'auto sembra a tutti gli effetti una piramide con quattro ruote e ricorda alcune forme della Lancia Sibilo di Gandini (1978) e l'Aston Martin Bulldog (1979).

A prima vista si ha l'impressione che sia in rotta per il pianeta Marte: le linee tese e affilate del frontale si alzano stringendosi per terminare in un tetto delle dimensioni di un foglio formato A3. Le porte dispongono di un sistema di apertura ad ali di farfalla (si aprono verso l'alto) e la superficie del corpo vettura è dominata da grandi pannelli in vetro che lasciano intravedere lo spazioso abitacolo.

Sulla Karin sono poche le caratteristiche che rimandano alla realtà, fra queste i fari della SM del 1970, un motore quattro cilindri, la trazione anteriore e le sospensioni idropneumatiche, marchio di fabbrica del costruttore francese. 

Gli interni

Dentro, il futuro. La cabina può ospitare tre passeggeri: il sedile del conducente al centro e due laterali per i passeggeri collocati poco più dietro, disposizione che anticipa quella della McLaren F1 del 1992. Una grande plancia ospita un anello di controllo su cui spicca un volante monorazza ispirato a quello della Cx del 1975 e circondato da numerosi pulsanti, ciascuno corrispondente a un preciso comando. In basso, un computer di bordo - antenato a pieno titolo degli odierni display touchscreen - monitora lo stato del veicolo e della strada. Karin parla al futuro ma non avrà futuro, restando soltanto un concept da Salone.

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