Ultimo aggiornamento  05 dicembre 2021 09:31

Citroën Ami 8, quella di mezzo.

Massimo Tiberi ·

Nella gamma Citroën, all’inizio degli anni Sessanta, è veramente ampio il vuoto che separa l’essenziale 2CV da modelli di classe elevata come ID e DS. Le difficoltà finanziarie della casa francese in quel periodo non consentono, d’altra parte, investimenti importanti e, per cercare comunque d’intervenire, si sfruttano gli elementi di base della popolare utilitaria realizzando un’auto in grado di offrire di più in termini di comfort, allestimenti e prestazioni.

Nasce così la Ami 6, compatta dai tratti originalissimi, potenziata rispetto alla 2CV e che avrà un buon successo commerciale con oltre un milione di unità vendute.

Nel 1969, la vettura viene sostituita dalla Ami 8, che ne rappresenta una evoluzione senza alterarne le caratteristiche di fondo e conservandone il ruolo in una gamma in fase di sviluppo (la Dyane è del 1968 e nel 1970 arriverà la GS di fascia media).

Più convenzionale

Presentata al Salone di Ginevra, la nuova Citroën mantiene le dimensioni e alcune componenti di carrozzeria della Ami 6, ma il design è ora decisamente meno di rottura. Robert Opron, succeduto al grande Flaminio Bertoni, sceglie forme più convenzionali per la parte posteriore, eliminando la caratteristica linea a zeta con lunotto rovesciato. Resta comunque abbondante, rispetto ai quattro metri di lunghezza esterna, lo spazio nell’abitacolo e la versione wagon Break, che affianca la berlina, può sostituire addirittura un furgone di notevole capienza. Al risparmio gli allestimenti (i vetri posteriori, ad esempio, sono soltanto scorrevoli), ma i sedili sono imbottiti con cura e la povera strumentazione comprende il voltmetro.

Consumi minimi

Nella meccanica, ritroviamo la trazione anteriore e il sofisticato bicilindrico boxer 600, raffreddato ad aria e con radiatore olio, di derivazione 2 CV e che equipaggia anche la Dyane: dispone di 35 cavalli, è poco vivace (120 chilometri orari di velocità massima) ma consuma pochissimo.

Il cambio è un quattro marce interamente sincronizzato, comandato dalla anticonformista leva a manico d’ombrello sulla plancia, mentre i freni anteriori sono a disco e le sospensioni indipendenti confermano l’eccellenza in materia di tutte le auto del Double Chevron.

Convenienza e comodità

Con una spesa limitata (in Italia il prezzo è inferiore alle 900mila lire) e costi d’esercizio ridotti, la Ami 8 offre dunque comodità, versatilità e un comportamento degni di modelli di categoria superiore. Qualità che verranno esaltate quando, nel 1973, si affiancherà al modello normale la Super, che monta il quattro cilindri da un litro della GS per una dinamica dal ben diverso temperamento.

Prodotta in circa 770mila unità, la compatta berlina Citroën uscirà di scena nel 1978 (un anno dopo sarà la volta della Break), non prima però di aver fatto da base ad una sperimentale variante con carrozzeria coupé dotata di motore Wankel a pistone rotante. Siglata M35, frutto di un accordo  tra la casa francese e la tedesca NSU, verrà costruita in appena 267 esemplari e, assieme alla sorella maggiore GS birotore, non convincerà però il management a proseguire su una strada tecnicamente troppo insidiosa.

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