Ultimo aggiornamento  09 dicembre 2021 09:47

Una Pontiac per la NASA (VIDEO).

Angelo Berchicci ·

Il successo di uno dei programmi spaziali più importanti della NASA, quello dello Space Shuttle, è dovuto anche ad un’auto. Si tratta di una Pontiac Catalina Convertible del 1963 utilizzata per trainare e far decollare i primi velivoli sperimentali, da cui poi sarebbe nata la famosa navetta spaziale.

Pionieri dello spazio

Nel linguaggio tecnico vengono definiti “corpi portanti”: si tratta di velivoli privi di ali o dalla superficie alare ridotta, in grado di generare portanza, e quindi di mantenersi in volo, grazie esclusivamente ad una particolare configurazione della fusoliera. I corpi portanti sono stati sviluppati a partire dagli anni ’60 sia dalla NASA che dall'Unione Sovietica, con lo scopo di realizzare velivoli spaziali: grazie a essi, infatti, gli scienziati americani riuscirono a sviluppare lo Space Shuttle.

Come la navicella spaziale, i corpi portanti erano in grado di atterrare planando, grazie alla presenza di un pilota, ma per il decollo avevano bisogno di un vettore, tradizionalmente un Boeing B-52. Quando il programma era ancora a livello embrionale, per lanciare il primo corpo portante (conosciuto con il codice M2-F1) la NASA acquistò una Pontiac Catalina Convertible nella versione Tri-Power, mossa da un V8 “421” da 6,9 litri e 353 cavalli. L’auto era di colore bianco, con cofano e bagagliaio che successivamente furono dipinti di giallo, come la livrea utilizzata all’epoca per i velivoli dell’agenzia, e presentava la sigla della NASA sulle portiere.

I primi tentativi

La vettura non fu scelta a caso: serviva un’auto abbastanza potente da trainare il velivolo almeno fino ai 130 chilometri orari, senza tetto per poter osservare e filmare la fase di decollo e in grado di ospitare due tecnici oltre al guidatore. Ogni spesa, tuttavia, doveva essere autorizzata dal Congresso e i tecnici dell’agenzia spaziale, per evitare che qualcuno a Washington sollevasse dubbi sulla necessità di comprare un’auto sportiva, nella richiesta scrissero che i fondi sarebbero stati utilizzati per un “vettore da decollo”, senza specificare che il vettore in questione sarebbe stata una fiammante cabriolet.

I primi tentativi, sul lago salato conosciuto come Rogers Dry Lake, si rivelarono fallimentari, con il velivolo che non riuscì a sollevarsi da terra. La causa venne individuata nella velocità non sufficiente della Pontiac (furono raggiunti i 138 chilometri orari), che quindi venne portata dal preparatore Bill Straub.

Modifiche decisive

Il motore ricevette numerose modifiche per aumentarne la potenza e spostare la coppia più in alto possibile, venne inoltre adottata una rapportatura del cambio che permettesse all’auto di raggiungere una velocità superiore, un roll-bar di protezione, gomme e freni adeguati, e venne modificata la configurazione dei sedili: quello del passeggero venne orientato in modo che potesse guardare all’indietro, mentre la panca posteriore venne sostituita da un unico sedile posizionato lateralmente.

Grazie alle modifiche la Pontiac riuscì a raggiungere i 180 chilometri orari con il velivolo al traino, che finalmente riuscì a decollare. In tre anni la Pontiac fece decollare il velivolo della Nasa circa 400 volte, dopodiché si passò a condurre i test con l’ausilio di un Douglas C-47.

Da quel momento si persero le tracce della vettura, che secondo fonti interne alla NASA sarebbe stata donata all’Air Force Flight Test Museum, in costruzione presso la base aerea di Edwards, in California. L’auto sarebbe quindi in attesa di essere restaurata e mostrata nella struttura, di cui per ora è stata ultimata solo una delle tre sezioni previste.

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