Ultimo aggiornamento  10 luglio 2020 17:49

Quando Mazda conquistò Le Mans.

Valerio Antonini ·

Vincere da outsider, partendo sfavoriti per compiere un'impresa mai riuscita fino a quel momento. E' una storia che si ripete nello sport, motori compresi. Questa è la vicenda di una vittoria fuori da ogni pronostico. Quella della scuderia Mazda che nel 1991 divenne il primo costruttore giapponese capace di vincere la 24 ore di Le Mans

Vittoria di resistenza

Quell'anno, in vista della gara sul Circuit de la Sarthe in Francia, Mazda aveva lavorato duramente per limitare al massimo i consumi e salvaguardare gli pneumatici, penalizzando le prestazioni per guadagnare in efficienza. Il motore rotativo Wankel da 2.6 litri e 700 cavalli montato sul prototipo 787B (evoluzione del precedente 787 del 1990), anche se meno performante dei benzina 3.5 litri tradizionali da poco ammessi alla corsa, si dimostrò decisamente più affidabile.

Divenne il primo propulsore rotativo (il pistone non si muove in moto rettilineo alternato ma ruota intorno a un asse) in grado di spingere un'auto sportiva alla vittoria a Le Mans. Per farlo funzionare correttamente furono impiegate tre candele di accensione sui quattro rotori con trombe a ingresso variabile.

Tutto calcolato

Al volante della 787B numero 55, l'equipaggio Mazda - formato dall'inglese Johnny Herbert, dallo svedese Volker Weidler e dal belga Bertrand Gachot - completò il maggior numero di giri (382) nella 24 ore più importante del mondo.

Come da copione, la corsa si trasformò ben presto in una battaglia di resistenza per risparmiare benzina e non usurare troppo le gomme. Le più veloci Peugeot si ritirano dopo appena cinque ore, quasi tutte le Mercedes caddero una dopo l'altra, le Porsche crollarono alla fine così come le Jaguar.

Gli ingegneri del reparto corse di Mazda ipotizzarono che - per risultare abbastanza competitivi in gara - sarebbe stato sufficiente limitare da 9mila a 8.500 i giri massimi del motore, riducendo la potenza di una cinquantina di cavalli per abbassare i consumi e conservare meglio le gomme. La 787B si rivelò più veloce (mediamente) di 5 secondi sul giro rispetto alla vettura precedente. Furono scelte calcolate che si rivelarono vincenti. La componente fortuna (ritiri e guasti di gran parte degli avversari) ebbe un ruolo importante, ma non risolutivo.

L'affidabilità

La 787B vincitrice della 24 Ore di Le Mans del 1991 venne riportata in Giappone e poi smontata per svelarne i segreti alla stampa. I controlli effettuati dagli ingegneri sul prototipo dimostrarono che avrebbe potuto restare ancora altre 24 ore in pista. La storica vettura è tutt'ora esposta al Mazda Museum di Fuchu, Hiroshima. 

Mentre le Mazda arrivarono tutte illese al traguardo, una sola Mercedes fu in grado di finire quella gara, la C11. Nell’equipaggio c'era un agguerrito 22enne tedesco, Michael Schumacher, capace in quella occasione di stabilire il miglior giro in 3':35''564.

Edizione 2020 a settembre

Come ormai noto da almeno due mesi, la 88esima edizione della 24 Ore di Le Mans, originariamente programmata nel week end tra il 13 e il 14 giugno 2020, è stata rimandata al 19/20 settembre. Al momento il titolo resta nelle officine del team giapponese Toyota Gazoo Racing (con Fernando Alonso tra l'equipaggio), da almeno un paio d’anni la squadra favorita della corsa anche grazie all’esperienza maturata con i sistemi ibridi, la cui efficienza è decisiva nelle competizioni di durata. 

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