Ultimo aggiornamento  05 agosto 2020 22:16

Polveri sottili: dalle auto solo il 12%.

Redazione ·

I numeri su particolato, ossidi di azoto e monossido di carbonio legati al mondo dell'auto migliorano. Lo dicono i rapporti National Inventory Report 2020 e Informative Inventory Report 2020 presentati dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

Auto percentuale minore

Analizzando il settore dei trasporti, il PM10 primario è sceso del 60% e rappresenta solo il 12% del totale. Una riduzione significativa quella delle cosiddette polveri sottili dell’auto, causa di stop alla circolazione di molte amministrazioni comunali. Non si può affermare la stessa cosa per il riscaldamento (spesso generato da caldaie non a norma), che rappresenta la principale fonte di emissione: il 54% del totale.

Per quanto riguarda le emissioni di NOx (ossidi di azoto), l’inquinamento stradale si conferma la principale fonte di emissione (circa il 43% nel 2018), ma ridotti nel lungo periodo del 71%. Lo sviluppo tecnologico e il processo di elettrificazione che stanno portando avanti i gruppi automobilistici - spinto dalle normative europee - hanno contribuito a una drastica diminuzione dei numeri, anche se la fase del rinnovo del parco auto, ancora troppo vecchio, è da completare.

Negli ultimi 28 anni, in Italia, fra il 1990 e il 2018, l’andamento dei gas serra e degli inquinanti atmosferici è diminuito del 17%, passando da 516 a 428 milioni di tonnellate di CO2. Circa la metà delle emissioni nazionali di gas climalteranti (tra cui rientra il monossido di carbonio) derivano dai settori della produzione di energia e dei trasporti, che registrano un +2% rispetto al 1990. L’aumento maggiore è dovuto al trasporto su strada (+3%) a causa dell’incremento della mobilità di merci e passeggeri: le percorrenze complessive (veicoli-chilometro) per il trasporto passeggeri crescono, nel periodo di riferimento, del 21%.

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