Ultimo aggiornamento  10 luglio 2020 18:26

DS rilancia e scommette sul futuro.

Edoardo Nastri ·

DS, il marchio di lusso del gruppo Psa, vive una fase di rilancio che tuttavia non spazza via del tutto alcuni interrogativi sul suo futuro, sia per la crisi globale in corso e soprattutto alla luce del processo di fusione con Fiat Chrysler in un nuovo gruppo dove i marchi saranno 14. Troppi, per alcuni analisti.

Dopo il Salone di Ginevra mai stato, DS ha presentato la 9, un'ammiraglia in forma di berlina ed elettrificata. Dovrebbe andare in vendita entro la fine dell'anno, disponibile in ben due versioni ibride plug-in con differenti livelli di potenza da 225 e 300 cavalli e con un pacco di accumulatori rispettivamente da 18,8 e 13,2 chilowattora. Un messaggio forte del marchio per dire: tiriamo dritto.

DS 9 arriva dopo un suv e un crossover, DS 7 Crossback e DS 3 Crossback, che hanno contribuito a far ripartire le vendite. Con DS 9, la speranza dei manager del marchio premium francese è che questa vettura, seppur con un'architettura che nel mercato europeo difficilmente porterà volumi considerevoli visto il dominio assoluto dei suv, possa spingere ulteriormente le vendite a livello globale.

“Il mercato delle grandi berline, contrariamente a quanto si possa pensare, è stabile in Cina, mentre in Europa c’è ancora chi apprezza l’eleganza di queste vetture”, spiega Béatrice Foucher, ceo di DS da metà gennaio. I programmi per il futuro prevedono per adesso la presentazione di sei altri nuovi modelli in diversi segmenti

"Presto un nuovo piano per la Cina" 

A fronte di una crescita costante, i volumi del marchio francese restano contenuti. Se il 2019 in Europa ha visto un incremento delle consegne del 17,4%, i primi due mesi del 2020, prima dello scoppio della pandemia, hanno registrato una crescita del 46,6% a gennaio (4.933 unità) e del 106,5% a febbraio (5.728). I risultati positivi arrivano a sei anni dal debutto del brand come marchio indipendente del gruppo Psa, dopo un inizio difficile.

Lanciato nel 2014, DS avrebbe dovuto rappresentare un diretto concorrente, soprattutto in Cina, di marchi premium come Bmw, Audi e Mercedes. In Cina invece la situazione resta complicato. Dopo otto anni è finita la joint venture con il costruttore locale Changan per produrre le vetture DS negli stabilimenti del marchio a Shenzhen. Inoltre Dongfeng, secondo partner del gruppo francese nella Repubblica popolare, potrebbe vendere le proprie quote, sia per fare cassa - ma ci riferiamo ai valori prima della pandemia - sia eventualmente per facilitare il processo di fusione con il gruppo italo americano Fiat Chrysler, vista la politica anti-cinese dell'amministrazione Trump.

Intanto è allo studio una strategia per far sì che il marchio sopravviva nella Repubblica popolare: “Presto presenteremo i piani aggiornati per continuare ad essere presenti in Cina”, dice l’amministratore delegato di DS.

Dopo la fusione Psa-Fca 

A proposito della fusione tra Psa ed Fca, numerosi analisti hanno evidenziato una possibile sovrapposizione del marchio francese con Alfa Romeo. Carlos Tavares, ceo di Psa, ha però assicurato che ci sarà un futuro per tutti i brand dei due colossi industriali: “Non abbiamo intenzione di cambiare l’ampio portafoglio di marchi all’interno del gruppo nascente”. “DS merita un futuro importante in Psa-Fca”, gli ha fatto eco Béatrice Foucher. Missione possibile?

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