Ultimo aggiornamento  30 gennaio 2023 21:49

Il disco del weekend: uno schianto nel rock&roll.

Paolo Borgognone ·

“Mio padre e mia madre mi hanno detto: figliolo, se vuoi usare l’auto domenica prossima devi guadagnare qualche soldo. Ma io non sono andato a lavorare, ho detto al boss che ero malato e adesso l’auto me la scordo perché non ho un quattrino”.

Parole estratte da “Summertime Blues”, canzone immortale scritta e interpretata da un ragazzo che con un solo disco - “Singin’ to My Baby” - e una vita brevissima ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica mondiale, e che è considerato uno dei fondatori del genere “che non muore mai”, il rock and roll. Lui si chiamava Eddie Cochran e in questi giorni ricorre il sessantesimo anniversario dalla sua tragica scomparsa, avvenuta il 17 aprile del 1960 in un incidente automobilistico mentre era in tour in Gran Bretagna.

Talento precoce 

Nato in Minnesota nel 1938 e trasferitosi a Los Angeles, Eddie Cochran aveva scoperto da bambino la passione per la musica, per la quale a 17 anni abbandonò la scuola. Dopo aver imparato i rudimenti del mestiere in gruppi che si rifacevano al classico country americano, Eddie scopre il rock and roll nel 1956, grazie all’esplosione di popolarità di un giovane talento del sud, uno che cambierà davvero il mondo, Elvis Presley. Abbandonato il folk si dedica al nuovo genere e viene scoperto dal grande pubblico soprattutto in virtù della partecipazione alla colonna sonora del film “Il gangster cerca moglie”, una commedia romantica dal sapore fortemente musicale con Jane Mansfield, alla quale tra gli altri partecipano, interpretando se stessi, Fats Domino, Gene Vincent, Little Richard, i Platters.

Nel 1957 esce “Singin’ to My Baby”, incredibilmente l’unico disco pubblicato mentre Cochran è ancora in vita. I temi sviluppati nelle sue canzoni sono quelli tipici dell’epoca giovanile del rock and roll: automobili, ragazze, libertà, ribellione ai noiosi cliché dei genitori. Li ritroviamo nella già citata “Summertime Blues”, dove le quattro ruote sono lo strumento per divertirsi e vivere nuove eccitanti avventure, ma anche in “Drive in Show”, nella quale il cantante invita la sua fidanzata “più bella di una star del cinema” a passare con lui una serata in auto a guardare un film nella più classica iconografia della gioventù americana degli anni ‘50/60. O ancora nella famosissima “C’mon Everybody”, inno al divertimento più sfrenato non appena i genitori escono di casa. E se si arrabbiano al loro ritorno, “who cares”. 

Cattivo presagio

Il rock and roll ha rappresentato sempre gioventù e divertimento, ma ha anche chiesto ai suoi eroi un prezzo da pagare: il 3 febbraio del 1959 Eddie scopre la tragica notizia della morte – in un incidente aereo a Mason, Iowa – di tre giovanissime star, Buddy Holly, Richie Valens e J.P. Richardson, noto come Big Bopper. “Il giorno in cui morì la musica”, scriverà in una canzone qualche tempo più tardi il cantautore Don McLean. Per Cochran quella tragedia fu un segno premonitore: lo convinse che anche lui sarebbe scomparso giovanissimo. Aveva purtroppo ragione. 

La scomparsa

La notte fra il 16 e il 17 aprile 1960 – dopo uno spettacolo al Bristol Hippodrome – per tornare a Londra Cochran sale su un taxi: un Ford Consul Mark II guidato da un ragazzo di 19 anni che si chiama George Martin. Per uno di quegli strani scherzi che fa la vita, un omonimo pochi anni dopo farà scoprire al mondo una band immortale, i Beatles. Su quell'auto color crema salgono anche il cantante Gene Vincent – che già pochi anni prima era miracolosamente sopravvissuto a un incidente di moto – il tour manager Patrick Tompkins e una cantautrice di soli 20 anni, Sharon Sheeley, all’epoca fidanzata con Cochran.

Alle 23 e 50 – a Rowden Hill, nella cittadina di Chippenham, non lontano da Bath, Somerset -  Martin, probabilmente per la velocità eccessiva, perde il controllo del taxi che si schianta contro un lampione. L’autista è illeso (pagherà 50 sterline di multa e passerà sei mesi in carcere oltre a non poter guidare per 15 anni), Sharon Sheeley si rompe il bacino, Vincent e Tompkins subiscono fratture varie ma se la cavano. Cochran, che ha cercato al momento dell’impatto di fare da scudo alla sua fidanzata, viene sbalzato fuori dal mezzo e subisce un gravissimo trauma cranico. Muore il 17 aprile – giorno di Pasqua - alle 4 e 10 della mattina, senza aver mai ripreso conoscenza.

Enorme influenza

La fulminante carriera di Cochran – di cui sono stati pubblicati più dischi di inediti dopo la morte che prima – ha influenzato le generazioni successive. Le sue canzoni sono state cantate dai più grandi, dai Rolling Stones a Jimy Hendrix, Bruce Springsteen e perfino i Beatles.

A proposito: quando John Lennon cercava un compagno di avventura per iniziare la sua carriera con la band che allora si chiamava “Quarrymen” e che poi avrebbe cambiato nome appunto in Beatles, incontrò un altro adolescente di Liverpool che amava il suo stesso genere musicale, Paul McCartney. Per convincerlo a prenderlo nel suo gruppo, Paul imbracciò la chitarra e cantò "Twenty Flight Rock". Parole e musica di un immortale di 22 anni, Eddie Cochran

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