Ultimo aggiornamento  30 ottobre 2020 03:34

Ferrari 250 GTE, la Rossa per 4 va all'asta.

Massimo Tiberi ·

Non è fra le più ricercate dai collezionisti e non raggiunge le valutazioni da capogiro di altre Ferrari, ma la 250 GTE 2+2 è comunque un modello capace di tenere alto il valore nel tempo. Come dimostra l’esemplare del 1961 appartenente alla prima serie, un po’ malridotto, messo all’asta dal Beverly Hills Car Club con base a 265.000 dollari, cifra che non ne umilia certo il nobile blasone.

D’altra parte, parliamo di un’auto importante nella storia del Cavallino Rampante, la prima quattro posti del marchio destinata a un ruolo che da allora troverà sempre un riscontro nella gamma della casa di Maranello. Qualche Ferrari in grado di ospitare persone su scomodissimi sedili posteriori erano già state realizzate da vari carrozzieri, ma la 250 GTE, pur ovviamente senza eguagliare le berline, offre un abitacolo sufficientemente spazioso e anche un vano bagagli degno di questo nome. È il risultato dello straordinario lavoro di Pinin Farina, che crea una vettura di raffinata eleganza, comoda quanto basta, senza metterne in discussione la vocazione sportiva e riuscendo perfino a utilizzare lo stesso telaio, con passo di 2,60 metri, della coupé due posti nata da un paio d’anni.

A sottolineare la personalità di una Ferrari che, nonostante le scelte funzionali, non vuole tradire il proprio dna, la presentazione al pubblico nel giugno del 1960 come “pace- car” nello scenario della 24 Ore di Le Mans, che vede salire sui due gradini più alti del podio due rossi prototipi equipaggiati proprio con motori appartenenti alla stessa famiglia di quello della nuova 2+2.

12 cilindri a V

Sotto il cofano della GTE c’è infatti una delle tante declinazioni del 12 cilindri a V, tre litri, caposaldo all’epoca della produzione di Maranello, monoalbero a camme in testa per bancata con alimentazione a tre carburatori, qui accoppiato, in chiave più turistica, ad un cambio a quattro marce con overdrive a comando elettrico sul rapporto superiore e frizione multidisco. Classico Ferrari lo schema delle sospensioni, anteriori a quadrilateri e posteriori a ponte rigido, freni a quattro dischi e i cerchi sono a raggi da 15 pollici. La potenza di 240 cavalli e la buona profilatura aerodinamica consentono di raggiungere i 230 chilometri orari e di accelerare con ottima progressione non risentendo troppo del peso di un’auto, lunga 4,70 metri, che sfiora i 1.300 chilogrammi. Del resto, la GTE non si nega allestimenti di lusso, realizzati con cura artigianale e con l’utilizzo di materiali pregiati come la pelle Connolly per le sellerie, oltre alla ricchezza delle dotazioni e alla completissima strumentazione, per un prezzo elevato di circa sei milioni di lire.

L’evoluzione porterà ad aggiornamenti nella carrozzeria, mentre gli ultimi esemplari del 1963, denominati America, verranno equipaggiati con motore portato a quattro litri di cilindrata per 300 cavalli, destinato poi all’erede 330 del 1964 che ne ricalcherà le orme mantenendo gli stessi tratti senza modifiche sostanziali. Un migliaio le unità costruite della 250 GTE, che hanno permesso alla Ferrari di conquistare una clientela più ampia, elitaria ma non strettamente legata alle realizzazioni più esclusive o al mondo delle competizioni. Tra l’altro, due degli ultimi esemplari furono assegnati alla Squadra Mobile di Roma diventando protagonisti dei mitici inseguimenti del brigadiere Armando Spatafora.

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