Ultimo aggiornamento  08 agosto 2020 23:24

Il colpo di fulmine di Chrysler.

Elisa Malomo ·

Al New York Auto Show del 1940 debutta la concept car Chrysler Thunderbolt: una coupé allungata, con ampie curvature, che anticipa forme che predomineranno solo vent'anni più tardi. “L'auto del futuro”, dice lo slogan.

Insieme alla Newport Phaeton, altro prototipo con cui condivide i riflettori alla rassegna della East Coast americana, la vettura è fra le prime concept car della Casa di Detroit. Contaminata dagli stilemi dell'Art Déco, movimento nato a Parigi nel 1925, mostra uno stile aerodinamico e opulento con cui intende uscire  dall'austerità seguita alla crisi economica del '29.

Colpo di fulmine

Il progetto nasce dalla matita di Alex Tremulis, designer della carrozzeria Briggs ricordato anche per aver ideato la Tucker, che studia una soluzione alternativa alla linea conservatrice adottata da Chrysler a seguito del fallimento dell'Airflow del 1934, il primo modello nato nella galleria del vento che al lancio non incontra il successo sperato.

L'idea, basata proprio sulla filosofia progettuale alla base dell'Airflow e sviluppata insieme a Raplh Roberts di LaBeron, viene presentata ai vertici Chrysler K.T. Keller e David Wallace. Ed è subito colpo di fulmine.

Il progetto piace a tal punto che, in occasione del debutto a New York, viene presentata al grande pubblico con le parole di Tremulis: “Questo tipo di auto così come la Chrysler Airflow sono modellate dalla funzione. Non sono un capriccio del designer né semplici prodotti di moda. Proprio come gli uccelli nell'aria e i pesci nel mare, sono progettati in modo funzionale per il compito che sono chiamati a svolgere”. 

L'auto del futuro

Nel 1940 risulta impossibile guardare la Thunderbolt e non pensare al futuro. La coupé presenta un carrozzeria liscia in alluminio che copre tutto il corpo macchina - compresa anche la parte superiore delle ruote - e una capote retrattile controllata elettronicamente che la trasforma in una spider. Un dettaglio rivoluzionario: per vedere una caratteristica simile su un'auto di serie si dovrà aspettare il 1957 con il lancio della Ford Skyliner.

Le altre novità non sono da meno: pulsanti per l'apertura delle portiere, finestrini elettrici, fari anteriori a scomparsa, eleganti interni in pelle e un ampio cruscotto in alluminio.

Sotto al cofano un motore Chrysler Spitfire otto cilindri in linea in grado di erogare una potenza di 143 cavalli. Veloce, proprio come il fulmine disegnato su entrambi le fiancate dell'auto. Il nome è infatti ispirato al Thunderbolt del 1937, un veicolo speciale con due motori V12 Roll-Royce guidato da George Eyston che, sul Bonneville Speedway, ha battuto il record di velocità terrestre toccando i 575 chilometri orari.

Tra il 1940 e il 1941 Chrysler commissiona alla carrozzeria LeBaron altri quattro esemplari: ciascuno di colore diverso e alcuni con dettagli in ottone lucido. Uno di questi è oggi conservato al Chrysler Museum di Auburn Hills, Michigan.

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