Ultimo aggiornamento  22 settembre 2021 20:13

Renault, niente più auto in Cina.

Francesco Paternò ·

Renault molla produzione e vendita di automobili tradizionali in Cina dopo numeri sempre più deludenti e prodotte con Dongfeng cui lascia la sua quota. E tiene in piedi soltanto le attività per i veicoli commerciali leggeri e veicoli elettrici con più mercato, i secondi esportabili dopo averli costruiti a costi più bassi che altrove. “Qui siamo un marchio non ancora troppo conosciuto essendo operativo da tre anni”, ci diceva l’anno scorso ad aprile al Salone di Shanghai Thierry Bolloré, nuovo numero uno di Renault dopo il clamoroso arresto a Tokyo di Carlos Ghosn e oggi già silurato, promettendo un rilancio che non c’è stato e che la pandemia dovrebbe aver frenato ulteriormente.

Numeri in calo

Nel 2019, Renault ha venduto in Cina complessivamente 179.571 unità, meno 17% rispetto a un 2018 già ai minimi termini, 50.000 vetture e quasi 165.000 veicoli commerciali, complessivamente lo 0,8% del mercato con le auto ferme a uno 0,2%. A saltare è la joint venture a Wuhan con Dongfeng (già partner anche di Psa e di Honda) per la produzione dei tre suv Renault Captur, Kadjar and Koleos, oltre che di motori termici. Renault prosegue invece l’attività sempre in joint venture con Jimbei Automotive per i veicoli commerciali leggeri e le altre due di veicoli elettrici, la eGT New Energy Automotive dove Dongfeng ha il 50%, Renault e Nissan 25% a testa, e quella con Jiangxi Jiangling Group.

"Sull'elettrico dobbiamo esserci"

“Sull’elettrico dobbiamo esserci – ci diceva l’anno scorso a Shanghai François Provost, presidente di Renault China – perché i marchi cinesi stanno aumentando a tutto campo la competizione con i prodotti delle nostre joint venture”. Una strategia confermata per l’elettrificazione che, nonostante la crisi, continua ad avere in Cina il primo mercato mondiale di veicoli elettrificati e dove dovrebbero tornare incentivi statali a fianco di alcuni locali già ripartiti.

Ancora più spazio a Nissan

Nella strategia di posizionamento dell’Alliance, Ghosn aveva dato spazio in Cina alla Nissan mentre Renault era stata fatta entrare in ritardo, soltanto nel 2016, per una scalata alla cima della montagna che adesso è diventata ancora più impervia. Con risultati globali in discesa nel 2019 e una recessione globale alle porte, il marchio francese sceglie di concentrare le sue forze presidiando solo i segmenti più redditizi. E di fatto lasciando il cuore dell’Asia a Nissan e alla controllata Mitsubishi.

A Wuhan sulla Renault City K-ZE

L’anno scorso ci eravamo trasferiti da Shanghai a Wuhan dove Renault ci aveva dato la possibilità di guidare in anteprima su un centro prove della joint venture il nuovo piccolo suv a zero emissioni di 3,74 centimetri di lunghezza svelato come prototipo a Parigi nell’autunno precedente, il City K-ZE. Prodotto in una fabbrica non lontana a Shiyan, con una capacità di 120.000 unità all’anno, e destinato inizialmente al solo mercato cinese, dove questo tipo di veicolo - ci spiega il direttore marketing Guillaume Sicard - viene venduto elettrico per l’88% del suo segmento. Comunque un “prodotto globale”, ci aveva detto Bolloré, tant’è che nel marzo scorso è stata svelata la Dacia Spring, la versione con altro marchio del gruppo del piccolo suv destinata ai mercati europei dal 2021.

“Da qualche parte si doveva cominciare”, ci rispose con una battuta il manager alla domanda sul perché di un veicolo urbano invece di auto più grandi e più redditizie, promettendo entro il 2022 altri nove prodotti Renault da produrre in Cina, la maggior parte suv e tre dei quali elettrici. Piani e ambizioni ora da rivedere.

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