Ultimo aggiornamento  14 maggio 2021 07:05

Addio Moss, il migliore dei non campioni.

Umberto Zapelloni ·

Addio sir. Stirling Moss il più grande tra coloro che non hanno mai vinto il mondiale se ne è andato. Ha vissuto alla grande fino a poco tempo fa nella sua casa piena di gadget alla James Bond a Mayfair nel cuore di Londra. Potevate vederlo un giorno a Melbourne e 24 ore dopo a New York. Instancabile fino a 89 anni. Come lo era in pista

Sir Stirling Moss è stato il più grande tra i piloti che non hanno mai conquistato un mondiale di Formula 1, arrivando quattro volte secondo e due volte terzo. Se non ci fosse stato Juan Manuel Fangio… Tra il 1951 e il 1961 ha disputato 66 gare, vincendone 16 e finendone altre 8 sul podio. Ha gareggiato con Hwm, Connaught, Maserati, Mercedes, Vanwall, Brm, Lotus. E’ stato uno dei simboli viventi della grande Maserati che fu. Uno dei sopravvissuti di un’epoca gloriosa delle corse, di quelle in cui non ci voleva nulla a morire in pista. Sir Stirling Moss si presentò all’inaugurazione della mostra sui 100 anni Maserati al MEF di Modena, con la sua Storica Maserati 250F, la monoposto con cui ha vinto a Monaco e a Monza nel 1956 e con cui Fangio diventò campione del mondo nel 1957. Se la guardate capirete una volta di più perché non è eccessivo chiamare eroi i piloti della sua epoca.

Ecco un distillato delle sue pillole di saggezza: “Alla mia epoca l’incidente era sempre dietro l’angolo a causa di possibili errori di guida o frequenti guasti alle monoposto. Le vetture erano molto meno affidabili. Non conclusi nemmeno tanti Gran Premi negli anni in cui corsi in Formula 1, tanto per dare un’idea. Poi sono stato fortunato, perché non ho mai avuto incidenti fatali nella mia carriera, anche se qualche brutto botto l’ho fatto. Ora è tutto più sicuro”.

La 250 F è la miglior Maserati che abbia mai guidato, quella del mio cuore. Forse è anche la miglior macchina che abbia mai guidato (ma essendo a casa Maserati non poteva certo citare una Mercedes). Per me è come una bellissima donna”. “Era una macchina con un grande bilanciamento, pensate che a Montecarlo mi infilavo in pieno nel tunnel come non riuscivo a fare con altre macchine. Le macchine italiane trasmettevano tutta la passione che voi avete per i motori. Diciamo che se come squadra la Mercedes era più organizzata, come macchine nessuna aveva il fascino italiano”.

“Ho amato correre su strada, ma anche la pista non mi dispiaceva.In strada era tutto molto più difficile, non potevi impararla. Avevamo un navigatore, uno di quelli a rotolo con il road book, ma all’improvviso la strada curvava, si inlinava… Nella mia vita ho avuto una grande opportunità: poter guidare vetture differenti, su pista e strade differenti in diverse competizioni. Ho avuto una grande fortuna e una grande vita. Ora se potessi rifarei la Mille Miglia, ma non le riedizioni storiche. Mi piacerebbe poter rifare anche la Targa Florio”.

Enzo Ferrari è stato un grande personaggio, uno grande ma anche un uomo difficile. Non ho mai corso per lui ma ho avuto modo di conoscere l’uomo, il suo carattere. Proprio quel carattere gli ha permesso di realizzare dal nulla una realtà che ha poi preso il suo cognome ed è un mito nel mondo. Ha fatto poi cose straordinarie”. “Ai miei tempi il pilota migliore era Juan Manuel Fangio, io mi sono ispirato a lui. Oggi il più veloce è Lewis Hamilton ma è anche molto discontinuo. Perciò preferisco Sebastian Vettel, sempre bravo a controllare l’auto e la corsa, mentre tra gli emergenti mi piace Ricciardo“.

Qui il ritratto che gli feci sul mio blog per i suoi 90 anni.

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