Ultimo aggiornamento  27 ottobre 2020 14:51

Una Hudson Italia all'asta.

Angelo Berchicci ·

E’ la cosa più vicina a un jet che potesse percorrere le strade americane negli anni ’50. Stiamo parlando di questa rarissima Hudson Italia, prodotta in soli 25 esemplari, chiamata così in onore della carrozzeria milanese Touring che ne ha curato il design ispirandosi al mondo aeronautico. L’auto sarà battuta all’asta a ottobre e promette di raggiungere una cifra importante, dal momento che si tratta di uno dei soli quattro esemplari nelle mani di proprietari privati.

Un prototipo sensazionale

La storia di questa vettura inizia nei primi anni ’50 quando la Hudson, casa americana nata nel 1909, decide di sorprendere il mercato con una showcar, sperando che la mossa possa servire a rilanciare le vendite in declino.

Nonostante le finanze del costruttore non fossero delle migliori, la scelta ricadde su uno dei carrozzieri più in voga in quegli anni, ovvero l’atelier milanese Touring. Telaio e motore (un sei cilindri in linea 3,3 litri da 114 cavalli) sarebbero stati quelli della berlina Hudson Jet, dalla quale il concept si sarebbe dovuto differenziare solo per la carrozzeria e per gli interni.

Nel 1953 venne quindi presentato il prototipo chiamato Hudson Super Jet, che presentava soluzioni inedite per l’epoca, come le prese d’aria sopra i fari, che servivano per raffreddare i freni anteriori, il taglio delle portiere, che nella parte superiore comprendeva una parte del tetto, in modo da rendere più facile l’accesso, e i sei tubi di scarico cromati (tre per lato) che fuoriuscivano lateralmente dalla carrozzeria (un dettaglio ispirato ad alcuni famosi aerei da caccia, come il Mustang P-51).

Un omaggio al "Bel Paese"

Essendo l’auto frutto della carrozzeria Touring (uno dei rari casi di collaborazione tra l’atelier milanese e una Casa americana), la scocca è costruita secondo il classico “metodo Superleggera”, anch’esso mutuato dalla costruzione degli aeroplani. Gli interni furono rivisti con l’adozione di sedili di tipo singolo, come quelli utilizzati nelle granturismo europee, al posto della panchetta anteriore tipica delle vetture americane dell’epoca.

La concept Super Jet piacque così tanto ai vertici della Casa che si decise di mandarla in produzione senza praticamente apportare modifiche, tranne una: l’auto si sarebbe chiamata Italia, per omaggiare il "Bel Paese" da cui proveniva il design della vettura.

Pochi esemplari superstiti

Purtroppo, la situazione economica della Hudson andò rapidamente deteriorandosi e una delle prime decisioni della nuova gestione, sorta dopo la fusione con la Nash (con cui avrebbe formato la American Motors), fu quella di sospendere la produzione della Italia perché troppo costosa.

Tra il 1954 e il 1955 ne furono prodotti solo 25 esemplari, e la maggior parte di quelli arrivati ai giorni nostri è conservata all’interno di musei. Si stima che siano solo quattro le Hudson Italia possedute da collezionisti privati e che quella in procinto di essere battuta all’asta di Sotheby’s del prossimo ottobre sia il modello nel miglior stato di conservazione, grazie a un meticoloso restauro conclusosi di recente.

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