Ultimo aggiornamento  02 dicembre 2021 22:02

Toyoda e l'inverno dell'economia giapponese.

Redazione ·

Akio Toyoda - presidente del gruppo Toyota e della Jama, l’associazione giapponese dei costruttori auto -  ha tenuto un discorso in video conferenza ai membri dell’organizzazione sulla situazione dell'auto mondiale in piena crisi da Covid-19.

La potenza dell'industria

L'industria automobilistica giapponese dà lavoro a circa 5,5 milioni di persone, il dieci per cento della popolazione attiva nel Paese - ricorda Toyoda - inoltre il nostro settore ha un forte impatto sull’intera economia influenzando la produttività in generale ben al di là del semplice valore delle auto che escono dalle fabbriche: se noi produciamo 1, l’effetto sull’economia in generale è pari a 2,5. La nostra è quindi un’industria estremamente importante per il Giappone e il mondo”.

“Per questi motivi faremo ogni sforzo per continuare a stimolare l'economia e, soprattutto, comprendiamo che per evitare un collasso dell’intero sistema serve innanzitutto proteggere l'occupazione. E’ fondamentale prendere misure adeguate per evitare che il virus si diffonda, cosa che porterebbe anche al collasso del sistema sanitario”.

Esperienza già fatta

“Già durante la crisi innescata dal tracollo finanziario dovuto al fallimento della Lehman Brothers del 2008 e poi anche per quella del terremoto che ha devastato il nord del nostro Paese nel 2011 - ha continuato Toyoda - abbiamo  scoperto che tenere duro e continuare a produrre era un passo fondamentale. Siamo stati anche criticati per questo: ci è stato detto che pensare solo al Giappone non era saggio in termini di prospettiva economica. Ma, dopo il disastro nella provincia di Tohoku sono sempre stato convinto che il nostro aiuto doveva andare oltre il semplice intervento immediato. Per questo abbiamo voluto una fabbrica di carrozzerie in quell'area e una scuola dove si insegna il “monozukuri”, l’arte di costruire le cose. Se guardiamo a quell’area oggi vediamo che i volumi di affari sono cresciuti di sedici volte in questi nove anni e che le 100 aziende dell’indotto sono diventate 170. Questo perché sono state portate a Tohoku le conoscenze e le nuove tecnologie che sono state insegnate e hanno trovato il modo di radicarsi ed espandersi”. 

La risposta al Covid-19

Toyoda delinea poi uno scenario in cui non tutti nell'auto ce la faranno a superare questa crisi senza precedenti. “Se la situazione perdura, potremmo affrontare un futuro in cui alcuni dei nostri amici e partner rischiano non essere in grado di restare a galla. Prima che sia troppo tardi, abbiamo bisogno di lavorare in modo tempestivo per identificare gli elementi cruciali che l'industria automobilistica dovrebbe mantenere anche nei periodi più difficili e instabili. Per farlo abbiamo bisogno di creare un fondo che serva a investire sul futuro delle nostre automobili e difenda le conoscenze delle persone".

Un passato che rafforza

Il presidente di Toyota, in Giappone molto più che un colosso automobilistico, ricorre alla storia per provare a dare fiducia all'intero Paese: "Ora è inverno anche sull’economia: ma se si riesce a sopravvivere, si vedrà la primavera. Se l'industria automobilistica sopravvive, avrà un impatto per molte persone. Nell'era postbellica Toyota aveva perso persone e fabbriche, ma sopravvisse scegliendo di produrre tutto ciò che doveva essere prodotto, anche padelle e pentole. Come industria, credo che abbiamo il dna tenace che ci aiuterà a sopravvivere, quindi dovremo fare tutto il possibile per farlo. Quando finalmente arriva la primavera - cioè quando l’epidemia sarà  finita - sarà il momento in cui l'industria automobilistica sarà il miglior motore per rilanciare l'economia il più presto possibile. Noi faremo del nostro meglio”. 

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