Ultimo aggiornamento  10 luglio 2020 18:05

Fca e Psa in cerca di liquidità.

Angelo Berchicci ·

In questa difficile fase, con le vendite azzerate per il coronavirus e la produzione interrotta, Fca e Psa cercano di preservare il più possibile la liquidità in loro possesso. I due gruppi hanno posticipato le rispettive assemblee degli azionisti, rimandando di conseguenza anche la decisione sul pagamento di dividendi per 1,1 miliardi, uno dei punti stabiliti nell’accordo che dava il via al processo di fusione.

Condizione per accedere agli aiuti statali

Inizialmente convocata per il 16 aprile, l’assemblea degli azionisti di Fiat Chrysler è slittata alla fine di giugno, data in cui secondo molti analisti il management del gruppo potrebbe proporre di annullare il versamento dei dividendi annuali. Oltre che per preservare le riserve di circolante, il motivo sarebbe la possibilità di accedere alla garanzia sui prestiti messa a disposizione dal governo italiano.

Con il “decreto credito” appena varato dal Consiglio dei ministri, Sace – società controllata da Cassa depositi e prestiti - potrà concedere a grandi e medie imprese per tutto il 2020 garanzie su prestiti fino a 200 miliardi di euro, a condizione di non erogare dividendi. Anche Psa ha adottato un simile provvedimento, rinviando l’assemblea dal 14 maggio al 25 giugno, per quanto voci vicine all’azienda abbiano escluso per ora l’intenzione di ricorrere all’aiuto finanziario dello stato francese.

Nuove linee di credito

Con le difficoltà in cui versa il mercato obbligazionario (i titoli di Fca hanno perso il 31,65% nell’ultimo mese) le principali possibilità di finanziamento per la Case diventano banche e istituti di credito. Il costruttore italo-americano ha quindi sottoscritto nei giorni scorsi un prestito di 3,5 miliardi di euro "per le generali esigenze aziendali e per i fabbisogni legati al capitale di funzionamento del gruppo", che va ad aggiungersi ai 7,7 miliardi di credito già raccolti. Psa ha invece aperto nuove linee di credito per 3 miliardi, che si sommano ai 3 miliardi ottenuti in passato e non ancora utilizzati.

Taglio dei compensi

L’azienda ha cercato di limare liquidità anche tagliando del 20% le retribuzioni dei dipendenti non colpiti da riduzione di orario o ammortizzatori sociali, e decurtando dal 30 al 50% quella dell'amministratore delegato Mike Manley e dei membri del comitato esecutivo, a cui si è aggiunta la rinuncia ai compensi per tutto il 2020 da parte del presidente John Elkann e del consiglio di amministrazione.

L’intero settore automotive ha risentito fortemente del coronavirus e la lista delle aziende che hanno annullato i dividendi e/o tagliato i compensi dei manager per avere maggiore liquidità si estende a Brembo, Pirelli, Ford, General Motors, Daimler e Toyota. Un nuovo mondo che non sembra iniziare con il passo giusto. 

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