Ultimo aggiornamento  27 maggio 2020 03:04

Citroën Maserati, l'anticonvenzionale.

Massimo Tiberi ·

Una granturismo assolutamente fuori dai canoni convenzionali. Cinquant’anni fa viene presentata al Salone di Ginevra la Citroën SM, il frutto più emblematico dell’incontro del Double Chevron con la Maserati, acquisita dalla casa francese nel 1968. 

Ruggito italiano

Coupé dalle dimensioni abbondanti, che sfiorano i 4,90 metri di lunghezza, la vettura ha un design futuristico, dovuto allo staff di Robert Opron, con richiami alla già mitica DS e secondo la formula due posti più due e ampio lunotto/portellone posteriore di accesso al bagagliaio. Anche sul piano tecnico i connotati fondamentali sono quelli caratteristici delle Citroen, con le eccellenti sospensioni pneumatiche, lo sterzo molto diretto a servoassistenza variabile comandato dall’anticonformista volante monorazza, i freni a disco azionati da un “pulsante” rivestito in gomma e il raffinato impianto dei fari orientabili in curva. Sotto il cofano, invece, un V6 classico del Tridente, 2,7 litri in lega leggera di paternità Orsi-Alfieri, bialbero per bancata, dotato di tre carburatori doppio corpo e accoppiato ad un cambio a cinque rapporti.

La trazione anteriore, elemento irrinunciabile per il marchio transalpino, e la potenza di 170 cavalli donano una personalità forte alla Sport Maserati (per alcuni la sigla, secondo tradizione Citroën, sta per “Sa Majesté”), connubio raro nella categoria tra comfort, sicurezza di comportamento e alte prestazioni (220 chilometri orari di velocità e meno di 9 secondi nello 0-100). 

I cambiamenti nel tempo

L’abitacolo, offre comodità, dotazioni ricche e finiture appariscenti, per un prezzo d’altra parte piuttosto elevato (5.200.000 lire in Italia al lancio) che, assieme all’incombere della crisi energetica con pesanti conseguenze sul mercato del settore, non farà decollare le vendite della SM nonostante aggiornamenti importanti. Nel 1972 dai carburatori si passa all’iniezione e la potenza cresce di una decina di cavalli mentre si riducono i consumi e nel 1973 si aggiunge la disponibilità del cambio automatico e la cilindrata sale a tre litri con ritorno ai carburatori.

Non mancheranno importanti risultati sportivi, come quelli negli impegnativi rally africani, e sul fronte diametralmente opposto ruoli di rappresentanza al servizio dell’Eliseo con una mastodontica variante cabriolet a quattro porte realizzata dalla carrozzeria Chapron.

La produzione di quest’auto per molti aspetti unica termina dopo soli cinque anni nel 1975, a quota 12.920 unità, quando ormai la Citroën sta entrando nell’orbita Peugeot e Maserati in quella di De Tomaso.

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