Ultimo aggiornamento  14 agosto 2020 08:14

Un'altra sfida per Detroit.

Elisa Malomo ·

Detroit e lo stato del Michigan sono tra i luoghi più duramente colpiti negli Usa dal coronavirus. Tutti gli stabilimenti automobilistici sono chiusi e il Naias (North American International Auto Show) previsto per la prima volta con una nuova formula a giugno invece che a gennaio, è stato rinviato al 2021. Al posto delle automobili, il Tfc Center ospiterà appena pronto un ospedale temporaneo. Per Motowm, come viene chiamata, si è aperto un nuovo capitolo della sua travagliata storia, dopo la grande crisi degli anni settanta, la bancarotta del 2013 e una rinascita difficile.

La parabola discendente

Il sogno americano a quattro ruote nasce qui agli inizi del secolo scorso, patria dei tre colossi Ford, Chrysler e General Motors. Dai loro stabilimenti, nella prima metà del novecento, uscivano quasi tutte le auto vendute e guidate negli Usa. E' così che Detroit diventa la capitale mondiale dell'automobile.

Ma l'industria, insieme ai capitali di denaro, porta con sé anche grandi tensioni: nel 1967 i conflitti razziali e le grandi sommosse mettono a soqquadro la città, dando vita a un malcontento destinato a peggiorare nel 1973 con la crisi petrolifera e successivamente per la forte rivalità dei giapponesi. La globalizzazione e l'incapacità delle leadership americane a guidare il cambiamento portano alla grande crisi del 2009.

Finiscono in bancarotta pilotata sia Gm che Chrysler, poi salvata dalla Fiat di Sergio Marchionne con l'aiuto dell'amministrazione Obama, finché nel 2013 il governatore del Michigan Rick Snyder dichiara bancarotta per Detroit. Sarà la più grave crisi di una municipalità statunitense con un debito di 20 miliardi di dollari. 

Riparte dall'auto

I contrasti sociali restano, come nelle altre grandi aree urbane americane, ma la città della grande macchina a stelle e strisce riprende a camminare grazie proprio al settore automobilistico. L'industria torna ad assumere, si rinnova il Renaissance Center, il gruppo di sette grattacieli a Downtown collegati fra loro che formano la sede di General Motors, viene posata la prima pietra del nuovo hub per l'innovazione di Ford, il Corktown Campus. I lavoro finiranno nel 2022: destinato alla ricerca e sviluppo dei veicoli elettrici e a guida autonoma, viene costruito attorno alla Michigan Central Station, la vecchia stazione ferroviaria per anni simbolo della città.

La città dei contrasti

Detroit mostra apertamente le profonde cicatrici della sua lunga crisi: l'opulenza dei palazzi che una volta appartenevano a magnati del calibro di Edsel Ford, figlio di Henry Ford, e Henry Leland, fondatore de due marchi di lusso americani Cadillac e Lincoln, si alterna alla fatiscenza degli edifici abbandonati che hanno segnato gli anni d'oro della metropoli. E ora il coronavirus, che potrebbe colpire con più forza le fasce sociali più deboli della città, come ai tempi della grande crisi dell'auto.

Tag

Detroit  · Ford  · Michigan  · Salone Detroit 2020  · 

Ti potrebbe interessare

· di Redazione

Il Salone americano è rinviato al prossimo anno: lo spazio dell'esibizione sarà utilizzato per realizzare un ospedale destinato alle persone colpite da coronavirus