Ultimo aggiornamento  04 dicembre 2020 21:25

Aston Martin, nuovi fondi cercasi.

Angelo Berchicci ·

L’intervento del miliardario Lawrence Stroll potrebbe non bastare per Aston Martin. Nonostante l’investimento di 536 milioni di sterline (608 milioni di euro) ricevuto a febbraio, di cui buona parte proveniente da un consorzio guidato dal magnate canadese, la Casa di Gaydon ha dichiarato di non avere capitale sufficiente a soddisfare le richieste dei prossimi dodici mesi.

Pesano gli effetti del coronavirus

Il costruttore britannico, che ha chiuso il 2019 con vendite giù del 7% e ricavi diminuiti del 9%, sta risentendo fortemente della congiuntura negativa venutasi a creare con la diffusione del coronavirus. Aston Martin ha infatti dovuto fermare le operazioni in tutti i suoi stabilimenti, compreso quello di St Athan in Galles, dove era appena iniziata la produzione del nuovo suv DBX, causando un probabile slittamento delle prime consegne, che erano previste per l’inizio di giugno. Si tratta di un modello fondamentale per la Casa, su cui a Gaydon fanno grande affidamento per risollevare le vendite.

Ad Aston Martin non rimane quindi che finanziarsi emettendo ulteriori titoli obbligazionari, al prezzo però di un alto tasso di interesse. Il mese scorso, infatti, Standard&Poor’s ha rivisto la valutazione del debito della Casa britannica, declassandola da CCC+ a CCC-, un livello comunemente definito “junk” (spazzatura), a causa dell’elevato livello di indebitamento: un rosso da 900 milioni di sterline.

Programmi confermati 

Il ceo Andy Palmer si è detto fiducioso nelle possibilità di Aston Martin di accedere al credito, per via dell’immagine di solidità data dalla storia del costruttore. Anche Lawrence Stroll, che diventerà presidente esecutivo della Casa il prossimo mese, ha dichiarato di “continuare a credere appassionatamente nel futuro del brand”, sottolineando che ci sono tangibili prospettive di ripresa, in quanto la DBX ha già fatto registrare oltre 2000 ordini.

“Abbiamo un piano chiaro per far sì che tutte le attività programmate nei prossimi dodici mesi possano essere realizzate, compresa la nascita del team ufficiale Aston Martin in Formula 1 la prossima stagione, e non vedo l'ora di lavorare con il management per portare a compimento questo programma”, ha dichiarato Stroll, proprietario della scuderia Racing Point, che si trasformerà in Aston Martin F1 nel 2021.

Il tentativo di rilancio 

Nel 2012 Aston Martin è passata sotto il controllo di Investindustrial, il fondo che fa capo alla famiglia Bonomi. Il finanziere ha cercato di replicare con la Casa inglese il successo del “modello Ducati” (il costruttore di motociclette è stato rilevato nel 2006 in stato quasi fallimentare e rivenduto al gruppo Volkswagen nel 2012 per 800 milioni), faticando però ad ottenere risultati, a parte il balzo del 2017, quando i ricavi hanno superato per la prima volta il miliardo di dollari, grazie soprattutto alla nuova DB11.

Da allora le vendite di Aston Martin sono tornate a diminuire e con esse il valore delle sue azioni. Quando nell'ottobre 2018 il marchio ha fatto il suo debutto sul London Stock Exchange, la Borsa valori britannica, il suo titolo era quotato 19 sterline, mentre oggi il valore è di 0,74 sterline, con una svalutazione che nell’ultimo anno ha toccato il 92,87%.

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