Ultimo aggiornamento  10 luglio 2020 18:13

Psa-Fca, il vero valore della fusione.

Francesco Paternò ·

Il processo di fusione fra Psa e Fca va avanti nonostante gli effetti del coronavirus facciano chiudere le fabbriche, abbattano le vendite e riducano il valore delle aziende quotate in borsa. Lo sostiene Psa in una nota dopo che media francesi avevano scritto di rischi per l’intesa a causa di cambiamenti degli iniziali valori finanziari.

Un punto è chiaro: se è lecito che potrebbero essere ridiscussi alcuni numeri alla luce di una emergenza che ha messo sottosopra i mercati, è altrettanto lecito dubitare che si possa fermare un processo di rafforzamento di queste dimensioni proprio nel mezzo di una crisi epocale. Per sopravvivere e ripartire ci vorranno spalle più grandi, oltre che probabilmente aiuti pubblici a un’industria privata così centrale nell’economia globale.

"Proteggiamo dipendenti e aziende"

La nota di Psa – “è inappropriato speculare su modifiche delle condizioni dell’accordo, siamo completamente focalizzati sulla protezione dei nostri dipendenti e delle nostre società” – è arrivata in serata, mentre Fiat Chrysler ha preferito il silenzio. Il principale quotidiano economico Les Echos e l’agenzia France Press avevano sollevato dubbi sul matrimonio a causa delle mutate condizioni finanziarie del memorandum d’intesa fra i due gruppi firmato nel dicembre scorso. Il giornale aveva aggiunto che sarebbe in corso una rinegoziazione, stando a non meglio precisate fonti informate dei fatti.

Matrimonio fra uguali

Secondo il memorandum, Psa e Fca lavorano per arrivare entro i primi mesi del 2021 a un “matrimonio tra uguali” per formare il quarto gruppo automobilistico al mondo. Una formula volutamente tranquillizzante per gli investitori che nella storia ha avuto però sviluppi diversi: agli inizi del nuovo millennio Gianni Agnelli disse no a un “matrimonio tra uguali” della sua Fiat con Mercedes perché i tedeschi avrebbero voluto essere “un po’ più uguali”.

Già il valore di Faurecia

A motore spento, l’intesa prevede che gli azionisti di Fiat Chrysler riceveranno uno speciale dividendo di 5,5 miliardi di euro, mentre quelli di Psa riceveranno dal costruttore francese la quota del 46% detenuta in Faurecia. Il problema è che oggi il gigante della componentistica francese vale meno in borsa di quanto valeva in dicembre, circa un terzo; e più di un analista già tre mesi fa aveva trovato l’intesa paritaria più favorevole a Fca che a Psa. Più in generale, i conti potrebbero non tornare sulle proiezioni fatte per risparmi, investimenti e fatturato, perdipiù con una probabile recessione alle porte.

Salta il dividendo 2019?

Discorso a parte è il dividendo di 1,1 miliardi di euro per il 2019 previsto per le platee degli azionisti dei due gruppi: in tempi così drammatici, è probabile che a Parigi e ad Auburn Hills si decida di tenere i soldi in cassa, oltre che per non dare un messaggio sbagliato ai dipendenti che stanno già subendo cassa integrazione e perdita di potere d’acquisto.

Fusioni e aiuti pubblici

La fusione Fiat Chrysler nacque nel 2009 nel pieno di un’altra crisi epocale, allora di natura finanziaria che partendo dagli Stati Uniti travolse le economie mondiali e la vita di milioni di persone. La differenza è che oggi Psa e Fca – l’intesa è al vaglio delle autorità antitrust statunitensi oltre che europee -- viaggiano al buio e ancora (ma fino a quando?) senza nessun intervento pubblico di sostegno all’industria dell’auto.

Fiat Chrysler nacque tra la fine del 2008 e il 2009 quando l’industria americana (Ford esclusa) beneficiò di 85 miliardi di dollari, 25 dall’amministrazione Bush e 50 da quella Obama, in prestiti garantiti e altre agevolazioni. Oggi in America l’amministrazione Trump non ha stanziato aiuti specifici per l’auto nel piano di 2mila miliardi, di cui 350 destinati a sostenere le piccole e medie imprese come lo sono i dealer automobilistici. In Europa il discorso potrebbe aprirsi a breve, considerando già adesso aprile chiuso per coronavirus come marzo. E una visibilità vicina allo zero sul dopo.

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