Ultimo aggiornamento  10 luglio 2020 19:26

Aprile, se riaprono le fabbriche di auto.

Francesco Paternò ·

Sulla prima pagina online del New York Times di giovedì 26 marzo campeggiava un grafico da far spavento, seguito da un’opinione a doppia firma di Nicholas Kristof e Stuart A. Thomson. Due immagini e due numeri, in un tempo stabilito da gennaio a ottobre 2020: se le regole di distanziamento sociale venissero prese per due settimane, in America ci sarebbero 128 milioni di contagiati da coronavirus, se portate a due mesi sarebbero 14 milioni. Il presidente Donald Trump forse non l’ha vista e ha annunciato di voler “riaprire l’America” entro Pasqua, il 12 aprile. Che succederà?

Ford e le altre in America

I costruttori di auto sembrano voler allinearsi a Trump, anche se impera il day-by-day. E anche se il problema del distanziamento sociale è enorme sulle linee di montaggio. Ford per prima ha comunicato di voler riaprire alcune fabbriche negli Stati Uniti il 6 aprile, altre il 14. Nel Michigan, lo stato dell’auto americana, il divieto alle attività produttive scade per adesso il 13. Fiat Chrysler punta al 14 aprile anche per i suoi stabilimenti in Canada, Honda il 7 aprile, Toyota il 20. Gm attende ancora. Questo per quanto riguarda la produzione di auto: una parte dell'industria già riconvertita sta lavorando alla fattura di materiali medicali.

La preoccupazione del sindacato Uaw

Il sindacato dei metalmeccanici Uaw, forte soprattutto negli stati del nord come Michigan e Ohio, frena ancora dopo aver costretto le aziende a chiudere la settimana scorsa a salvaguardia della salute dei lavoratori. In una nota, il suo presidente Rory Gamble ha fatto sapere di osservare “con grande cautela e preoccupazione le decisioni sulla ripresa del lavoro, specialmente in date avanzate”. Dal 10 al 26 marzo, secondo le autorità sanitarie locali, nel Michigan ci sono stati quasi 3mila contagiati e 60 morti da coronavirus. Tra questi, un operaio di Fiat Chrysler, un secondo è deceduto nell’Indiana.

In Italia, l'industria si è fermata da sola

In Italia, le fabbriche di auto di Fiat Chrysler, Ferrari, Lamborghini, Ducati e di componenti come Brembo, hanno chiuso su decisione autonoma. I sindacati hanno dovuto minacciare uno sciopero in altre aziende dopo che un decreto governativo permetteva a troppi settori produttivi di restare aperti, con il rischio di un aumento dei contagi. Lo sciopero è rientrato dopo le modifiche del governo al decreto: si calcola abbiano lasciato a casa circa 1,5 milioni di persone.

Sicurezza a Maranello

Fiat Chrysler ha ora esteso almeno fino al 6 aprile la chiusura in Italia e in Europa, mentre la Ferrari ha comunicato  di voler riprendere l’attività produttiva a Maranello e a Modena il 14 aprile, salvo che ci siano le condizioni di approvvigionamento e di sicurezza. Essendo un costruttore piccolo e non da grandi linee di montaggio, potrebbe farcela nel rispetto di tutte le norme. Più difficile sembra per il gruppo Volkswagen, che in Germania parla del 9 aprile.

Una verità è che tutti guardano alla Cina, dove i satelliti già segnalano un aumento del biossido di azoto nell’aria, segno di ripresa industriale nel Paese. La produzione di auto è stata riavviata gradualmente in molte fabbriche, comprese quelle dell’area di Wuhan. Ma a quali condizioni non è dato sapere, in assenza anche di sindacati liberi. 

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