Ultimo aggiornamento  05 aprile 2020 16:11

Covid-19: le ragioni dei benzinai.

Marina Fanara ·

"Non si tratta né di sciopero né di serrata, abbiamo soltanto informato il governo che allo stato attuale dell'emergenza siamo costretti a chiudere gli impianti per questioni di sopravvivenza". Martino Landi, presidente Faib, Federazione autonoma italiana benzinai ci tiene a spiegare i motivi che hanno spinto la categoria ad annunciare lo stop del servizio di rifornimento lungo le autostrade e la rete viaria ordinaria del Paese.

"Stiamo lottando non per chiudere le attività e privare i cittadini di un servizio pubblico essenziale, tanto più in questo momento ma proprio per rimanere aperti", ci spiega il presidente, "il problema è che ora i gestori sono sull'orlo del fallimento".

Il virus azzera il pieno

A soffrire di più sono gli impianti attivi lungo le autostrade e, non a caso, il fermo degli impianti annunciata dalla categoria inizia proprio dai caselli. "Qui la situazione era insostenibile già prima dell'emergenza sanitaria", sottolinea il presidente, "ora che le vendite di carburante si sono praticamente azzerate in seguito al blocco degli spostamenti imposti dal governo per evitare il contagio, siamo nel dramma: i titolari delle aree di servizio si devono sobbarcare tutti i costi del servizio e del personale".

Oneri molto alti in autostrada. Landi ci spiega che sulle tratte a pedaggio praticamente non esiste il self service: "In autostrada non esistono i cosiddetti accettatori di banconote (le macchine che permettono di fare e pagare il pieno autonomamente, ndr) ma i benzinai devono garantire tre turni nell'arco della giornata e sostenere le spese del personale. Considerando che il traffico si è ridotto almeno dell'80% e che di notte non passa praticamente nessuno, si capisce che questi oneri sono diventati insostenibili".

Caro autostrade

Gli autotrasportatori? "Facciamo chiarezza: siamo assolutamente d'accordo sul fatto che soprattutto ora vanno assicurati tutti i servizi di trasporto indispensabili per il paese, ma vorrei sottolineare che le grandi aziende di distribuzione delle merci da sempre riforniscono i propri mezzi in proprio, hanno delle proprie cisterne e comprano il carburante in extrarete perché gli costa molto meno. Sono pochi i camion che si fermano a fare il pieno: in autostrada è più caro così come tutto il resto, compreso il panino nelle aree di ristoro".

Ma non finisce qui. "I benzinai devono corrispondere delle royalty non indifferenti per operare in autostrada che si basano su una componente variabile e una fissa. Quella variabile è calcolata sulla quantità di carburante erogato: i concessionari intascano fino a tre volte i margini del gestore dell'impianto. Se per esempio il benzinaio prende 3 centesimi a litro a loro spettano circa 10 centesimi". "Quanto alla quota fissa", continua Landi, "si tratta di una specie di canone che le Compagnie petrolifere girano ai concessionari per il solo fatto di essere presenti in quell'area con il proprio marchio, a prescindere da quanta benzina o gasolio vendono: non si tratta di pochi soldii".

Non sciopero, ma sopravvivenza

Una questione non di poco conto per la categoria. Il presidente Faib ci dice che ieri in conference call il ministro Stefano Patuanelli (titolare dello Sviluppo economico, ndr), alla presenza dei ministri Infrastrutture e trasporti, Lavoro ed Economia, si è impegnato a convocare un tavolo per individuare una serie di misure ed evitare che i benzinai siano costretti a chiudere l'attività".

"Tra tali misure", conclude Landi, "è previsto anche l'obbligo per i concessionari di restituire la quota fissa relativa a questo periodo alle Compagnie petrolifere e queste a loro volta dovranno girarla ai gestori degli impianti: un punto importantissimo, ci permetterebbe di avere la liquidità necessaria per continuare a lavorare, altro che sciopero. Fermo restando tutte le precauzioni stabilite dalla legge per preservare dal contagio benzinai, addetti agli impianti e tutta la comunità".

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