Ultimo aggiornamento  05 aprile 2020 14:54

Toyota GR Yaris, erede di una stirpe.

Angelo Berchicci ·

La versione più sportiva della nuova Toyota Yaris, sviluppata assieme alla Gazoo Racing, la squadra corse della Casa (da cui il nome di GR Yaris), è stata una sorpresa inaspettata. Non solo per le prestazioni che le sue specifiche tecniche promettono, ma anche perché riporta in vita un segmento, quello delle rally-replica (ovvero vetture stradali tecnicamente ed esteticamente simili ai modelli da competizione), che sembrava ormai scomparso.

Agli albori 

In principio furono le “homologation specials”. Quando venne creato nel 1973 il campionato del mondo rally era aperto alle vetture con omologazione da Gruppo 4, per ottenere la quale le Case dovevano produrre almeno 400 esemplari stradali dell’auto da competizione. Figlie di questo regolamento furono alcune tra le vetture oggi più ricercate dai collezionisti, come la Ford Escort Rs, le Fiat 124 e 131 Abarth Rally, la Lancia Stratos e la Alpine-Renault A110.

Nel 1983 il campionato del mondo rally adottò il regolamento di Gruppo B, più permissivo per quanto riguarda gli esemplari richiesti per l’omologazione, che scendevano a 200. Questa categoria ci ha lasciato in eredità vetture stradali rarissime, le cui quotazioni sono schizzate alle stelle come la Lancia 037 e la Delta S4, l’Audi Sport Quattro, la Ford Rs200 e la Peugeot 205 T16. Con il tempo le sorelle di queste auto impegnate nel campionato rally raggiunsero prestazioni impressionanti, anche con tragici epiloghi, che causarono l’abolizione del Gruppo B alla fine del 1986.

L'epoca d'oro 

Con il passaggio al regolamento di Gruppo A nel 1987 inizia l’era d’oro delle rally-replica. Tutti i costruttori interessati a partecipare al mondiale dovranno costruire infatti almeno 2500 (in un primo momento 5000) esemplari stradali in un anno della vettura da gara. Di conseguenza, durante gli anni ‘90 divenne molto più facile incrociare per strada auto dalla palese indole corsaiola, come la Lancia Delta HF Integrale, la Ford Escort RS Cosworth, la Toyota Celica GT-Four, la Mitsubishi Lancer Evo, ma anche la Clio Williams (quest’ultima impiegata per i rally nazionali ed europei).

Rispetto alle stradali derivate dalle Gruppo B, che erano vere e proprie auto da rally depotenziate, queste “speciali” erano meno estreme. Il regolamento prevedeva infatti che la vettura di serie e quella da competizione avessero in comune solo carrozzeria, cilindrata e alimentazione del motore (aspirato o sovralimentato), nonché la tipologia di trazione (quasi sempre integrale).

Una sfida a due 

A partire dal 1997, per ridurre i costi sopportati dai costruttori, si passa alle Wrc (world rally car): vengono permesse modifiche più sostanziose rispetto alla vettura di partenza, con il risultato che le Case non hanno più necessità di produrre “homologation specials”. Alcuni, tuttavia, continuano a farlo, sia per una questione di immagine, sia per fornire una vettura competitiva nelle competizioni minori di Gruppo N.

Nell’era delle Wrc le rally-replica diventano esclusiva di Subaru, con le varie Impreza Wrx STI, e della rivale Mitusbishi, con le Lancer Evo successive alla VI. Serie dopo serie i legami con le auto da gara rimangono minimi, ma il testa a testa per entrare nel cuore degli appassionati procede a colpi di vistosi alettoni, motori turbo sempre più potenti e trazione rigorosamente integrale.

Le due specialissime giapponesi non sopravvivono all’addio dato ai rally dalle rispettive Case. Nel 2015 con la Final Edition la Lancer Evo X esce definitivamente di produzione, seguita nel 2018 dalla Impreza Wrx Sti Legendary Edition. Un’era si è chiusa e poco può il tentativo di Ford di riportarla in vita grazie alla sua Focus RS del 2015. Look corsaiolo, trazione integrale e il potente 2.3 turbo sono ispirati al filone ormai in via d’estinzione delle rally-replica, ma la Focus arriva fuori tempo massimo: in quel periodo la Ford aveva già passato il testimone nel Wrc alla Fiesta.

Un gradito ritorno 

Con un’eredità del genere alle spalle, Toyota sa che le aspettative degli appassionati di questa nicchia di vetture sono molto alte. E non sembra volerli deludere: la GR Yaris, la cui First Edition è stata presentata ufficialmente in Giappone (da noi arriverà a fine anno), sarà spinta da un 1.6 turbo tre cilindri da ben 260 cavalli, la trazione sarà integrale con ripartizione della coppia tra asse posteriore e anteriore personalizzabile in base alle esigenze, il cambio sarà manuale a 6 marce e in opzione si potranno avere differenziali autobloccanti Torsen.

Della nuova generazione di Yaris (che debutterà in estate) l’auto riprende il look e poco altro: è stato adottato infatti un corpo vettura più basso e a due porte, mentre lo schema sospensivo posteriore è a doppio braccio invece che a ponte torcente, una scocca che sarà la base della Yaris Wrc per la stagione 2021

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