Ultimo aggiornamento  04 dicembre 2020 22:25

Un libro al giorno: Drake, il sogno e l'incubo.

Angelo Berchicci ·

Edito da Mondadori, "Le mie gioie terribili" è un grande classico che merita un posto nella libreria di ogni appassionato di automobili, e non solo. L’autobiografia di un uomo - Enzo Ferrari, fondatore dell’omonima azienda e scuderia - che ha segnato in maniera indelebile il mondo delle corse e continua ancor oggi ad essere considerato uno dei personaggi sportivi italiani più famosi di sempre.

Uno specchio in cui riflettersi

La prima stesura de “Le mie gioie terribili” avviene in uno dei momenti più bui della vita di Enzo Ferrari. Siamo nel 1962, sei anni dopo la morte dell’adorato figlio Dino e a cinque dalla tragica Mille Miglia del ‘57, in cui la Ferrari di Alfonso De Portago piombò sulla folla uccidendo nove persone oltre al pilota.

Il Drake viene inquisito per l’incidente ed è costretto a difendersi dalla stampa che lo accusa sovente di essere un “Saturno ammodernato”. Questo libro è figlio di quegli anni, figlio della volontà di mettersi a nudo, di fare i conti con il passato, i sogni, le vittorie, i fallimenti, i rimpianti, le tante perdite. Tra le pagine scritte dal Commendatore si ritrova, spietato e senza sconti, il confronto che atterrisce più di tutti: quello con la propria natura.

Un successo pagato a caro prezzo

Dai ricordi infantili, l’emozione violenta alla vista della prima automobile, agli ultimi giorni, raccontati dal figlio Piero. In mezzo, un secolo di storia dell’automobilismo con i suoi protagonisti, i piloti: i molti amati, anzitutto l'intrepido Villeneuve, ma anche l’amico Nuvolari, il fidato Bandini, il promettente Moll. I pionieri Ascari, Farina, Campari, ma anche i controversi Fangio e Lauda. Tutti profondamente rispettati, forse addirittura invidiati.

Le “Mie gioie terribili” restituisce il ritratto di un Ferrari che è stato pilota, ingegnere mancato, amante della scrittura, direttore sportivo, meccanico, industriale, uomo di umili origini, padre costretto al lutto. Un dolore, quello per la perdita del giovane Dino, che rimane la chiave tanto dell’opera di Ferrari quanto della sua esperienza di vita. Lui, che ha vinto tutto, arriva in queste righe a misurarsi con l’illusione di un successo “che ha richiesto un prezzo molto alto”.

Uno spaccato d'Italia 

L’autobiografia del Drake va ben al di là del mondo delle automobili, pretesto per parlare anche di un Paese che, dopo aver attraversato due guerre mondiali, si mette finalmente a correre. Il boom economico, i contrasti sociali e politici del dopoguerra, l’Emilia “rossa”, il rapporto controverso con la religione. Temi che ritroviamo incidentalmente alle gesta epiche dei grandi piloti, ma tutt'altro che casuali.

“Mi sento tanto italiano, emiliano e anche fortemente provinciale” si definisce Enzo Ferrari, fiero di appartenere ad una terra dove “sangue e cervello sono ben uniti, per fare tipi d’uomini ostinati, capaci e ardimentosi, le qualità che ci vogliono per costruire i bolidi”. Un Paese che oggi sta vivendo un momento difficile e a cui il Drake, con sprezzante accento modenese, avrebbe sicuramente gridato: “Via, che ghe la farèm!”  

“Le mie gioie terribili. Storia della mia vita” di Enzo Ferrari – Mondadori, pp. 198, prezzo di copertina 13,50 euro

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